lunedì 1 novembre 2010

LA LEGGENDA DEL BIMBO D'ORO

Probabilmente il suo nome non dirà molto ai giovani appassionati di calcio: benché sulle sue gesta si sia posata la spessa coltre polverosa di quasi un secolo di storia, Franz Binder non è stato certo un calciatore qualsiasi.

1006 reti in 756 presenze ufficiali, una media di 1,33 gol a partita:
questi sono gli straordinari numeri
di un fromboliere di rara efficacia.


È al quarto posto di una speciale classifica dei migliori bomber di tutti i tempi, che vede sul podio Pelé (1281 gol in carriera),
Arthur Friedenreich (1239) e Ferenc Puskás (1176).



Al solo pronunciare il suo nome, tuttora in Austria ci si toglie il cappello, in segno di rispetto e con il malcelato rimpianto per quella gloria ormai perduta che apparteneva di diritto al calcio danubiano di inizio Novecento. 

Soprannominato "Bimbo" per i gentili lineamenti del viso, in contrasto con un fisico potente ma filiforme, dopo le giovanili all' ASV Sturm 19 Sankt Pölten fu acquistato nel 1930 dal Rapid Vienna, con cui trascorse tutta la carriera di giocatore, conquistando quattro campionati austriaci (1934-35, 1937-38, 1945-46, 1947-48), oltre alla coppa nazionale del 1945-46. 

E' stato il capocannoniere del campionato quasi ininterrottamente dal 1933 in poi (1933-1934-1936-1937-1938 nell'Austrian Football Bundesliga e 1940-1941-1942 nella Great Germany Gauliga). 

Binder era un finalizzatore dal repertorio completo: imbattibile nel gioco aereo, era dotato di una tecnica ed una rapidità d’esecuzione difficilmente riscontrabili in altri giocatori della stessa stazza. Preciso nel calcio con entrambi i piedi, mortifero nelle conclusioni dalla media e lunga distanza, piede vellutato negli assist ai compagni di reparto, scatto bruciante nel breve, cambio di passo che disorientava il marcatore diretto. Un autentico dominatore della trequarti offensiva, pressoché immarcabile, probabilmente uno degli attaccanti più poliedrici ed efficaci che abbiano mai calcato un rettangolo verde. 

Dopo il tragico Anschluss (annessione incondizionata) dell'Austria al Terzo Reich nazista nel 1938, il Rapid Vienna fu costretto a giocare nella Gauliga Ostmark (l’antenata della Bundesliga) insieme a club come il First Vienna e l'Admira Wacker. Il Rapid sarebbe stato tra questi il club più vittorioso, l'unico in grado di competere allo stesso livello delle squadre tedesche, favorite spudoratamente dai compiacenti direttori di gara.  Ogni singola partita, per le compagini della vecchia e vituperata Austria, si trasformava in una battaglia violenta e mai alla pari, in ambienti ostili e dispotici, dove ogni sconfitta veniva accolta come l'ineluttabile dimostrazione della presunta superiorità della "razza" teutonica rispetto ai popoli subalterni e sottomessi. Ma il Rapid Vienna di Binder non ci stava: seppur solo in un campo di calcio, bisognava dimostrare che l'Austria era ancora viva negli animi indomiti di chi l'amava, e quanto quel cuore pulsante fosse capace di sovvertire soprusi ed avversità con la forza dell'orgoglio.

Con questo spirito, la squadra vinse la DFB-Tschammerpokal (predecessore dell'attuale Coppa di Germania) nel 1938 con una vittoria per 3-1 sul FSV Frankfurt, e raggiunse l'apice con la vittoria del campionato tedesco nel 1941, sconfiggendo il fortissimo Schalke 04, la principale squadra dell'epoca, che dominava il campionato teutonico pressoché ininterrottamente dagli anni ’30 (6 titoli nazionali tra il 1933-34 e il 1941-42).

I bianco-verdi furono abili a rimontare lo 0-3 nel primo tempo dello Schalke (fin troppo favorito dal solito arbitraggio palesemente sbilanciato verso i “veri” tedeschi per compiacere il volere di Hitler, presente in tribuna), fino addirittura a vincere il match per 4-3 grazie alla forza e alla resistenza – le tradizionali virtù dei giocatori del Rapid, virtù note come "Rapidgeist" o "spirito del Rapid" - e alle tre reti del "Bimbo d’oro" Binder, che si scatenò letteralmente nella ripresa, caricandosi di peso la squadra sulle spalle. 

La leggendaria rimonta valse al centravanti un posto eterno nella storia del calcio europeo, e lo issò ad emblema d'orgoglio per i patrioti esuli austriaci, che videro l’impresa come un riscatto contro l’odiato invasore nazista. 

Franz Binder spese la sua carriera di formidabile centravanti quasi interamente negli anni antecedenti la Seconda Guerra Mondiale, gli anni d'oro del "calcio danubiano", così detto perché praticato dalle squadre nazionali dei Paesi attraversati dal fiume Danubio: Austria, Ungheria e Cecoslovacchia, nel cui gioco si ravvisava una cifra comune, basata su un elegante stile di palleggio e notevoli doti atletiche. 

Il miglior periodo nella storia della Nazionale Austriaca, infatti, fu proprio negli anni ‘30, durante i quali, sotto la guida del leggendario Hugo Meisl, la squadra si guadagnò il soprannome di Wunderteam (squadra delle meraviglie).  Lo stile di gioco della compagine era basato su una riuscita commistione tra le peculiarità del calcio danubiano e la “scuola scozzese”, incentrata su veloci passaggi e un continuo scambio di posizioni in campo, introdotta dal vice-allenatore inglese Jimmy Hogan. 

Nonostante le sue straordinarie qualità, Binder fu costretto a lottare ferocemente per un posto nella prima linea austriaca con fuoriclasse del calibro di Matthias Sindelar (il leggendario “Mozart del Calcio”, capitano indiscusso della nazionale), Camillo Jerusalem e Josef Bican (boemo, l’unico della storia ad aver giocato, e segnato, con tre nazionali diverse). 

Tuttavia, lo score personale nel Wunderteam è comunque ragguardevole:
16 gol in 19 presenze


Franz Binder appartiene a quella pletora di campionissimi nella storia del calcio che non riuscì mai a disputare un Mondiale: nel 1934 era già entrato nel giro del Wunderteam, ma dopo aver partecipato ad alcune amichevoli di preparazione (con tanto di gol segnato ai futuri campioni del mondo di Pozzo nell’indimenticabile 4-2 dell’11 febbraio ’34 a Torino, terzo gol in nazionale dopo la doppietta rifilata al Belgio nel giugno 1933), fu giudicato troppo giovane da Meisl per prendere parte all’impegnativa spedizione nell’Italia fascista, non avendo ancora compiuto 23 anni. 

Quattro anni più tardi, l'Austria si qualificò senza problemi per i Mondiali del 1938 in Francia (anche grazie ad un suo decisivo gol contro la Lettonia a Vienna), ma si ritirò in seguito all'Anschluss del 12 marzo 1938.  

Molti giocatori austriaci vennero "persuasi" forzatamente a giocare con la maglia tedesca, ma la squadra mista deluse le attese e non superò gli ottavi di finale; dopo un primo pareggio per 1-1, nella ripetizione del match la Svizzera di Karl Rappan  (celeberrimo inventore del catenaccio, il "verrou elvetico" con il libero dietro la linea difensiva) si impose 4-2 al Parco dei Principi, rimontando lo 0-2 dei primi 22 minuti. In quegli anni difficili che precedettero la guerra i migliori calciatori austriaci furono, dunque, tutti costretti a vestire la maglia della Germania (si oppose strenuamente solo il capitano, "Cartavelina" Sindelar, che pagò tragicamente con la vita il suo rifiuto); tra il 1939 e il 1941, Binder collezionò 10 gol in 9 presenze, la miglior media realizzativa nella storia della nazionale tedesca. 

Anche con la nuova maglia, l’Italia rimase la “vittima” preferita della sua personalissima collezione di marcature: inesorabile tripletta all’incolpevole portiere Aldo Olivieri nel 5-2 rifilato dai tedeschi a Berlino il 26 novembre 1939, ed una doppietta a domicilio in quel di Milano cinque mesi dopo, che non bastò ad evitare la sconfitta 2-3 maturata per mano di Colaussi, Bertoni e Biavati. 

Tra le macerie materiali e psicologiche che la Seconda Guerra Mondiale aveva lasciato negli occhi e nei cuori di chi l’aveva vissuta, il centravanti trovò come unico motivo di conforto la rinascita della sua Austria, che però non sarebbe stata mai più la stessa. 


Ad ogni modo e nonostante l’età avanzata e gli inevitabili acciacchi fisici, riuscì con la forza dell’orgoglio a realizzare 5 reti in 5 match disputati tra il 6 dicembre 1945 e il 5 ottobre 1947, data del suo congedo dall’amata maglia nazionale a Praga, in un’amichevole persa contro la Cecoslovacchia: manco a dirlo, riuscì a scrivere il suo nome nel tabellino dei marcatori. 


Dopo il ritiro, intraprese la carriera di allenatore in Austria, Olanda
(PSV Eindhoven dal 1960 al 1962) e Germania (SSV Jahn Regensburg, Norimberga e Monaco 1860).


Anche nelle nuove vesti di coach riuscì a condurre l’amato Rapid Vienna alla vittoria nel campionato austriaco
1963-64; tuttavia, gli anni d’oro del calcio danubiano erano solo un lontanissimo, sbiadito ricordo in bianco e nero. 


LE IMMAGINI DELLA LEGGENDARIA RIMONTA CONTRO LO SCHALKE: 





STATISTICHE CON LA NAZIONALE


 16 gol in 19 partite internazionali con l’Austria, 10 gol in 9 presenze per la Germania.


PRESENZE TOTALI IN NAZIONALE: 28 (16 vittorie – 4 pareggi - 8 sconfitte)
Gol Fatti: 76 / Gol subiti: 56 – Percentuale vittorie: 64.28 %

GOL TOTALI SEGNATI IN NAZIONALE: 26

ESORDIO: 11 giugno 1933  AUSTRIA-BELGIO 4-1 [21 anni e 193 giorni]
ULTIMA PARTITA: 5 ottobre 1947  CECOSLOVACCHIA-AUSTRIA 3-2
[35 anni e 308 giorni]

DURATA CARRIERA IN NAZIONALE:  14 anni e 116 giorni


AMICHEVOLE – Vienna, 11 giugno 1933
AUSTRIA-BELGIO 4-1 (2 gol)

AMICHEVOLE – Praga, 17 settembre 1933
CECOSLOVACCHIA-AUSTRIA 3-3      

AMICHEVOLE – Amsterdam, 10 dicembre  1933
OLANDA-AUSTRIA 0-1

AMICHEVOLE – Torino, 11 febbraio 1934
ITALIA-AUSTRIA 2-4 (1 gol)

AMICHEVOLE – Genova, 25 marzo 1934
SVIZZERA-AUSTRIA 2-3

AMICHEVOLE – Vienna, 23 settembre 1934
AUSTRIA-CECOSLOVACCHIA 2-2 (1 gol)

AMICHEVOLE – Vienna, 12 maggio 1935
AUSTRIA-POLONIA 5-2

AMICHEVOLE – Varsavia, 6 ottobre 1935
POLONIA-AUSTRIA 1-0

AMICHEVOLE – Madrid, 19 gennaio 1936
SPAGNA-AUSTRIA 4-5 (1 gol)

AMICHEVOLE – Lisbona, 26 gennaio 1936
PORTOGALLO-AUSTRIA 2-3 (1 gol)

AMICHEVOLE – Budapest, 27 settembre 1936
UNGHERIA-AUSTRIA 5-3 (1 gol)

AMICHEVOLE – Zurigo, 8 novembre 1936
SVIZZERA-AUSTRIA 1-3 (2 gol)

AMICHEVOLE – Parigi, 24 gennaio 1937
FRANCIA-AUSTRIA 1-2 (1 gol)

QUALIFICAZIONI MONDIALI 1938 – Vienna, 5 ottobre 1937
AUSTRIA-LETTONIA 2-1 (1 gol)



AMICHEVOLE – Bruxelles, 29 gennaio 1939
BELGIO-GERMANIA 1-4 (1 gol)

AMICHEVOLE – Bratislava, 28 agosto 1939
SLOVACCHIA-GERMANIA 2-0

AMICHEVOLE – Wroclaw, 12 novembre 1939
BOEMIA/MORAVIA-GERMANIA 4-4 (3 gol)

AMICHEVOLE – Berlino, 26 novembre 1939
GERMANIA-ITALIA 5-2 (3 gol)

AMICHEVOLE – Berlino, 7 aprile 1940
GERMANIA-UNGHERIA 2-2 (1 gol)

AMICHEVOLE – Vienna, 14 aprile 1940
GERMANIA-JUGOSLAVIA 1-2

AMICHEVOLE – Milano, 5 maggio 1940
ITALIA-GERMANIA 3-2 (2 gol)

AMICHEVOLE – Amburgo, 17 novembre 1940
GERMANIA-DANIMARCA 1-0

AMICHEVOLE – Bucarest, 1 giugno 1941
ROMANIA-GERMANIA 1-4




AMICHEVOLE – Vienna, 6 dicembre 1945
AUSTRIA-FRANCIA 4-1

AMICHEVOLE – Vienna, 27 ottobre 1946
AUSTRIA-CECOSLOVACCHIA 3-4 (2 gol)

AMICHEVOLE – Berna, 10 novembre 1946
SVIZZERA-AUSTRIA 1-0

AMICHEVOLE – Vienna, 14 settembre 1947
AUSTRIA-UNGHERIA 4-3 (2 gol)

AMICHEVOLE – Praga, 5 ottobre 1947
CECOSLOVACCHIA-AUSTRIA 3-2 (1 gol)



BILANCIO TOTALE



Partite  Vinte Nulle Perse     Fatti/Subiti   % Vittorie 
  19      12     2     5         53    39        68.42           [Austria]   
   9       4     2     3         23    17        55.55           [Germania]  
  28      16     4     8         76    56        64.28           [totale]  




 16 gol in 19 partite (0.84 per match)     [Austria]  
 10 gol in  9 partite (1.11 per match)     [Germania] 
 26 gol in 28 partite (0.93 per match)     [TOTALE] 


Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN' 

Feliz cumpleaños... Diego Armando Maradona!

30 OTTOBRE 2010 - Per festeggiare degnamente il compleanno del più grande calciatore nella storia del calcio mondiale,
proponiamo lo splendido pezzo di Gianni Mura pubblicato
un paio di settimane fa.



ORA CHE TUTTO È FINITO,
HO LA RISPOSTA:
SI', DIEGO ERA DAVVERO
«MEGLI’E PELÉ»

“Non è solo una questione dì gol.
Lui, più del brasiliano,
ha saputo regalare allegria”.

GIANNI MURA

Venerdì di La Repubblica – 15 ottobre 2010


I tifosi del Napoli lo hanno cantato per anni e io non ci ho mai creduto, ma adesso ho cambiato idea. Nello sport non ci si puo’ sottrarre a domande del genere che, in altri settori mai vengono poste, neppure per passare il tempo (Berlusconi è meglio di De Gasperi? La pastiera è meglio del panettone?). Finché si trattava di Coppi e Merckx, la risposta era automatica:
Coppi è stato il più grande e Merckx il più forte. 


La grandezza è qualcosa che sfugge anche agli stessi numeri che, nella carriera di un calciatore, contano qualcosa. In Nazionale, Pelé (che compie 70 anni il 23 ottobre) e Maradona (che ne compie 50 sette giorni dopo) hanno giocato lo stesso numero di partite (91) segnando rispettivamente 77 e 34 gol. In assoluto, 1363 partite con 1280 gol Pelé, 702 con 356 gol Maradona. Grossolanamente arrotondando, Pelé segna un gol a partita e Maradona uno ogni due. Ma ci può stare, perché entrambi avevano il 10 sulla maglia, ma Pelé era più attaccante, Maradona più trequartista. Diego è alto 1.67, traccagnotto, grandi cosce. Un divino scorfano, secondo Gianni Brera, e insieme la conferma della democrazia del calcio: tutti possono giocare, anche i bassotti che magari non segneranno molto di testa (eventualmente si arrangeranno con la mano, e sarà la mano de Dios), ma col pallone fanno tutto quello che vogliono e, se non c'è il pallone, si arrangeranno con un'arancia. 


Questo fu il benvenuto di Maradona a Osvaldo Soriano, accompagnato
da Gianni Mina a Trigoria, nel 1990. Pelé è alto solo 6 centimetri più di Maradona, eppure nella memoria collettiva è altissimo e forse, per noi italiani, pesa quel gol di testa, a Mexico '70: Pelé sovrasta Burgnich e sembra galleggiare in aria. Un gigante. Se stiamo alle doti calcistiche, Pelé calciava coi due piedi e Maradona solo con il sinistro. 


Mentre Pelé ha passato tutta la carriera in Brasile, venerato dal pubblico e rispettato dagli avversari, passando a far cassa ai Cosmos solo a fine carriera, Maradona ha affrontato il campionato spagnolo (in cui Goikoetxea gli frantumò una caviglia) e quello italiano, durissimo. Non è colpa di Pelé, a quei tempi le frontiere erano chiuse, è solo una constatazione. Poi, Pelé è diventato un uomo-immagine della Fifa, una sorta di ambasciatore del pallone, grande amico di Henry Kissinger e di Sepp Blatter. A modo suo, un uomo di potere, mentre Maradona, a parte un forte sostegno a Menem, è stato un uomo contro: contro Blatter, gli orari delle partite (a mezzogiorno in Messico), la scarsa forza rappresentativa dei calciatori, ossia di quelli che fanno spettacolo. Pelé non si sarebbe mai fatto fotografare con una t-shirt su cui c'era scritto «Bush stop» né s'è mai fatto tatuare le immagini del Che e di Fide! Castro. Maradona sì. Pelé non sarebbe andato a trovare presidenti come Chavez e Morales, Maradona sì. A Pelé non è mai passato per la testa di fare l'allenatore. A Maradona sì. Tra alti e bassi (come tutta la sua vita) Maradona con l'Argentina è stato eliminato dalla Germania, ai mondiali in Sudafrica.

Maradona è stato il grande campione e il cattivo ragazzo (sottaniere, drogato, frequentatore di feste della camorra) ma uno dei complimenti più centratigli viene da un avversario (in panchina, Arrigo Sacchi): 


«Giocare contro Diego era come giocare contro il tempo. Sapevi che prima o poi lui avrebbe segnato, o fatto segnare». 


Ha anche fatto sognare, più di Pelé, che rappresentava la perfezione e giocava nella squadra più forte, il Santos.
A Napoli ha cambiato un copione che sembrava già scritto a favore delle potenze (calcistiche ed economiche) del Nord. Pelé giocava un calcio forse più bello, ma con meno allegria. Va anche ricordato che il calcio in tv era assai meno presente e quindi Pelé lo si poteva ammirare solo ai mondiali (nel 1962 e nel 1966, segnati da sistematici pestaggi avversari) o in qualche amichevole giocata in Italia dal Santos. 


Maradona l'abbiamo visto di più e una cosa si può dire serenamente: regalava consapevolmente allegria, non buoni esempi.


Poi, ognuno è libero di perdersi (e ritrovarsi) come gli pare, ma se oggi affermo che Diego è stato più grande di Pelé e perché,
mi riallaccio a quello che dicono in Brasile: 
«Se parlate di Pelé, la gente si toglie il cappello.
Se parlate di Garrincha, piange. Era l'alegria do povo, l'allegria del popolo». 


Proprio quel che è stato Maradona.


È qui la differenza.



Ecco il video della canzone di Manu Chao "La Vida Tómbola", che compare anche nel film di Emir Kusturica dedicato a Diego.
[MARADONA BY KUSTURICA, 2008]

LA SQUADRA SPEZZATA - Luigi Bolognini

L'Aranycsapat di Puskás
e la rivoluzione ungherese del 1956.

L'Aranycsapat, la squadra d'oro, come la Honvéd, è l'ambasciatrice dell'Ungheria nel mondo, macina gol e spettacolo e viene acclamata ovunque.
E regala bellezza e gioia agli ungheresi, oppressi da un regime grigio e sanguinario, gli dà la speranza di un futuro diverso. 

Il giovanissimo Gábor, fanatico di Puskás, vive i trionfi alle Olimpiadi e contro l'Inghilterra come il segno che il comunismo, di cui è un convinto seguace, sia destinato a vincere. 

Ma la sconfitta nella finale della Rimet del 1954 manda in frantumi i suoi sogni e quelli di un Paese. La delusione serve a farlo riflettere e mettere in dubbio tutto quello in cui credeva. E quando, il 23 ottobre 1956, scoppia la sommossa contro la dittatura comunista, il sedicenne Gábor perde ogni punto di riferimento: approva la rivolta, ma si sente sempre socialista. 

Fino a quando i carri armati sovietici invadono Budapest e soffocano nel sangue la rivoluzione.


IL SOGNO DI FUTBOLANDIA - Jorge Valdano

APPUNTI DI VITA E DI CALCIO



Calciatore, allenatore, dirigente, scrittore e giornalista, 
Jorge Valdano è uno dei più celebri protagonisti del mondo del pallone.
Negli ultimi anni si è affermato anche come acuto  osservatore del fenomeno calcio, del quale ci ha mostrato aspetti inediti e dettagli spesso trascurati, rivelandosi tra l'altro scrittore di razza, capace di scegliere i tempi, le parole, i modi letterari.  


Ma soprattutto Valdano è un uomo che conosce la forza dei sogni, e il loro farsi realtà, il loro divenire ricordi.

Il sogno di Futbolandia, attraverso le prose giornalistiche di Valdano, offre un'appassionante carrellata di famosi personaggi e gustosi aneddoti. Il ritratto di un calcio che non c'è più ma in cui continuiamo a sperare: quel gioco fatto di bellezza, generosità, sentimenti, musica che ha la forza di un antidoto al calcio "geneticamente modificato" dei nostri giorni.



AZZURRO SPERANZA - seconda parte



Note confortanti anche dall’Under-17 guidata da Pasquale Salerno, qualificata alla Fase Elite del marzo 2011 verso gli Europei di Serbia 2011.

Il CT brindisino (nato ad Oria il 1° gennaio 1964) ha convocato
24 giocatori per il raduno tenutosi a Coverciano il 15 ottobre scorso:

PORTIERI
Luca Lezzerini  (Fiorentina) - 1995
Riccardo Melgrati (Inter) - 1994
Matteo Ricci (Empoli) - 1994

DIFENSORI
Aaron Akrapovic (Reggina) - 1994
Flavio Cianci (Reggina) -1994
Andrea Conti (Atalanta) - 1994
Johad Ferretti (Genoa) - 1994
Riccardo Fochesato (Inter) - 1994
Federico Maccarone (Chievo) - 1994
Stefano Scognamillo (Ascoli) - 1994

CENTROCAMPISTI
Pasquale De Vita (Atalanta) - 1994
Simone Emmanuello (Juventus) - 1994
Giuseppe Fornito (Napoli) - 1994
Federico Franchini (Chievo) - 1994
Gregorio Luperini (Sampdoria) - 1994
Simone Pasa (Inter) - 1994 - [Capitano]


ATTACCANTI
Daniele Abbracciante (Parma) - 1994
Matteo Colombi (Inter) - 1994
Gaetano Monachello  (Inter) - 1994
Lorenzo Tempesti (Empoli) - 1994

Mentre Ricci, Ferretti, Maccarone, Scognamillo, Lorenzo Tassi e Tempesti lasciavano il gruppo, i 18 selezionati sono partiti il 25 ottobre verso la splendida Paphos (Cipro) per cercare di ottenere il pass di qualificazione alla fase Elite valevole per gli Europei dell’estate prossima.

Dopo il buon esordio contro i padroni di casa (1-0 grazie ad un preciso pallonetto dell’italo-tedesco Mattia Maggio su ottima imbeccata 
dell’ex Piacenza Colombi), sono arrivate altre due belle vittorie:
sofferto 3-2 contro la Slovenia e il 2-1 di oggi contro la Francia.
Ecco i tabellini completi:

27 ottobre 2010 – Paphos, Peyia Municipal
CIPRO-ITALIA 0-1 

Marcatori: 6’ Mattia Maggio

CIPRO: Panayi, Antoniou (C), Themistocleous, Gavriilides, Kyriakou, Zevlaris (dal 75’ Alexiou), Andreou K., Andreou A., Neofytou, Aresti (dal 41’ Christofi), Andreou S (dal 41’ Louka).
A disposizione: Georgiou, Ioannou, Georgiou, Constantinou.
All.: Georgios Constantinou

ITALIA: Melgrati, Conti, Akrapovic, Cianci, Fochesato, De Vita (dal 53’ Abbracciante), Verre, Maggio, Colombi (dal 68’ Emmanuello), Franchini (dal 62’ Luperini), Pasa (C).
A disposizione: Lezzerini, Rugani, Monachello, Fornito.
All.: Pasquale Salerno

Arbitro: Huw Jones (WAL)
Assistenti: Gareth Ayres (WAL), Tihomir Bobolov (BUL)
4° Ufficiale: Georgi Yordanov (BUL)
Ammoniti: Melgrati, Cianci, Zevlaris, Conti, Neofytou, Fochesato.



29 ottobre 2010 – Paphos, Municipal Geroskipou
SLOVENIA – ITALIA  2-3

Marcatori: 19’ Pihler, 24’ Daniele Rugani, 40’ Čeh, 
40+2’ Monachello69’ Abbracciante 

SLOVENIA: Cotman, Šturm, Štruc, Krajnc (C), Bajde, Vancaš, Čeh (dal 68’ Smrtnik), Lotrič, Pihler, Šme (dal 77’ Golob), Zajc (dal 73’ Kostanjšek)  
A disposizione: Baruk
čič, Skok, Boben, Kajzer.
All.: Miloš Rus

ITALIA: Melgrati, Conti, Akrapovic, Fochesato, Rugani , De Vita (dal 52’ Abbracciante), Verre, Maggio (dal 66’ Colombi), Monachello, Luperini (dal 61’ Fornito), Pasa (C).
A disposizione: Lezzerini, Cianci, Emmanuello, Franchini, 
All.: Pasquale Salerno

Arbitro: Georgi Yordanov (BUL)
Assistenti: Tihomir Bobolov (BUL), Athinodoros Ioannou (CYP)
4° Ufficiale: Ioannis Anastasiou (CYP)
Ammoniti: Fochesato, Lotri
č, Pihler, Kostanjšek.




1 novembre 2010 – Paphos, Municipal Geroskipou
ITALIA-FRANCIA 2-1

 
Marcatori: 14’ Abbracciante, 65’ Abdallah Yaisien, 78’ Maggio


ITALIA: Lezzerini, Conti, Akrapovic, Cianci, Rugani, Monachello (56’ Maggio), Abbracciante (68’ Emmanuello), Verre, Colombi (74’ De Vita), Fornito, Pasa (C).
A disposizione: Melgrati, Franchini, Luperini.
All.: Pasquale Salerno

FRANCIA: Beunardeau, Ikoko, Mendy, Calvet (C), Zouma, Aousta,
Niang (62’ Davigny), Meite, Nangis (41’ N’Kusu), Yaisien,
Chatelain (51’ Castaing).
A disposizione: Nzau Mpasi, Moussa, Bedime, Bourdin.
All.: Patrick Gonfalone

Arbitro: Huw Jones (WAL)
Assistenti: Gareth Ayres (WAL), Tihomir Bobolov (BUL)
4° Ufficiale: Ioannis Anastasiou (CYP)
Ammonito: Monachello.
  



Ecco tutte le qualificate alla Fase Elite del marzo 2011:

GRECIA – CROAZIA – GERMANIA – AUSTRIA – INGHILTERRA – GEORGIA – NORVEGIA – EIRE – PORTOGALLO – IRLANDA DEL NORD – ROMANIA – BIELORUSSIA – TURCHIA – ISLANDA – REPUBBLICA CECA – BELGIO – DANIMARCA – ITALIA – FRANCIA – SLOVACCHIA – UNGHERIA – OLANDA – UCRAINA – LETTONIA – SVIZZERA – SCOZIA – SPAGNA – RUSSIA.


Sarà importantissimo centrare la qualificazione agli Europei, per poi disputare in Serbia un ottimo torneo: questa edizione, infatti, stabilirà anche le nazionali europee qualificate al Mondiale del 2011 in Messico.

Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN’