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martedì 6 settembre 2011

MITCHELL WEISER (1994 - Germania)


nome: MITCHELL ELIJAH 
cognome: WEISER 

data di nascita: 21 aprile 1994 
luogo di nascita: Troisdorf 
[Rhein-Sieg-Kreis, Nordrhein-Westfalen - GERMANIA] 

ruolo: Esterno Destro Offensivo, 
utilizzabile anche come terzino di spinta sulla stessa fascia 
piede preferito: destro 

Altezza: 176 cm 
Peso: 70 kg 

Squadra attuale: 1.FUßBALL-CLUB KÖLN [Bundesliga] 
Numero di maglia # 33 


Dopo aver centrato la nona finale nella storia della fu gloriosa Coppa Campioni, dietro le quinte il Bayern Monaco continua intanto a setacciare con lungimiranza il panorama del mercato giovanile, in modo da poter garantire in futuro un ricambio adeguato e far fronte all’inevitabile logorio degli anni che passano per i titolari della Prima Squadra. Ufficializzati ormai da tempo gli ingaggi di Xherdan Shaqiri e Pierre Højbjerg (il quale ha 
già avuto modo di farsi conoscere, innescando suo malgrado una mini-rissa: destinato a sbarcare in Germania soltanto nella prossima estate, è stato però invitato a sostenere un allenamento con gli uomini di Jupp Heynckes un paio di settimane fa, mandando su tutte le furie il difensore Holger Badstuber a seguito di un tunnel difficile da digerire…), stavolta i radar bavaresi hanno individuato un obiettivo autoctono, verosimilmente raggiungibile anche
a causa della drammatica retrocessione patita dal club d’appartenenza: 
stiamo parlando di Mitchell Weiser, prospetto classe 1994 del Colonia.

Rampollo di una famiglia dai discreti trascorsi calcistici (papà Patrick 
ha un nome che senz’altro genererà ricordi recenti per gli appassionati di Bundesliga e Ligue 1, alla luce delle sue esperienze da centrocampista difensivo con le maglie degli stessi ‘Caproni’, oltre che di Rennes e Wolfsburg), 
il ragazzo ha inaugurato molto presto la propria avventura sportiva 
nel TV Eintracht Veltenhof (2000-2005), piccola realtà dilettantistica 
con sede a Braunschweig, nella Bassa Sassonia. Trascorso un lustro 
con la casacca biancoverde sulle spalle, il percorso di Weiser segue le sorti 
del genitore, il quale nel luglio 2005 decide di tornare all’ovile per chiudere 
la carriera agonistica al Colonia, con la possibilità di entrare nello staff tecnico delle giovanili una volta appese le scarpette al chiodo, oltre 
che ricevere l’ovvia disponibilità societaria ad aggregare il talentino undicenne nello Jugendteam biancorosso.

Il ritorno nella natia Renania Settentrionale-Vestfalia rappresenta una tappa fondamentale per l’equilibro mentale di Mitchell da un punto di vista affettivo, ma soprattutto coincide con una crescita impressionante sul rettangolo verde, che lo porta ad esordire precocemente con i Die Geißböcke U-17 da titolare, per ironia della sorte proprio contro i pari-età del SF Troisdorf, nella giornata di apertura della B-Junioren Bundesliga West (19 agosto 2009: 3-0 
il punteggio). La positiva stagione vissuta agli ordini di coach Dirk Lottner (ventuno presenze corredate da tre reti, la prima delle quali segnata ai danni del SG Wattenscheid ad undici giorni esatti dal debutto) gli valgono le inevitabili attenzioni della Nazionale Under 16, un gruppo in cui entra a far parte grazie al CT Steffen Freund; la data da ricordare è il 10 febbraio 2010, allorquando gli impietosi tedeschi infliggono a domicilio un pesante 6-0 al malcapitato Cipro, lasciando presagire agli osservatori più attenti di poter vantare un’interessante covata di promesse in quella fascia d’età, forse 
la migliore per completezza (a livello europeo) in prospettiva futura.

La fragorosa esplosione del biondo ‘Mitch’ avverrà però nell’annata susseguente, in cui trascina il Colonia Jugend da scatenato trequartista laterale (undici gol e ben venti assist distribuiti in ventisei apparizioni), offrendo un contributo imprescindibile insieme alla duttilità del mancino Fabian Schnellhardt e la qualità superiore alla media del serbo Vojno Jesic, elementi di un terzetto da favola alle spalle di Marco Ban o del centravanti di manovra Fabio La Monica (chiare origini italiane per lui), per un disegno tattico improntato su un 4-2-3-1 a trazione decisamente anteriore. Archiviato lo sfortunato vernissage casalingo a Ferragosto contro il Borussia Dortmund di Marvin Ducksch (0-1), i baby-renani inanellano una lunga serie di diciotto risultati utili consecutivi, l’ultimo dei quali coincide con uno strepitoso poker realizzato da Weiser in cinquantatre minuti ai danni del Bayer Leverkusen (5-2 , 20 febbraio 2011), indispensabile per vanificare 
la doppietta di Okan Aydin e garantire la leadership nel raggruppamento.


A questo punto, è bene fugare ogni dubbio sulla sua collocazione ideale in campo; infatti, nonostante il grande pubblico abbia imparato a conoscerlo 

da terzino fluidificante di destra con la selezione Under 17 della Nazionale, Mitchell è in realtà un esterno dalla spiccata attitudine offensiva, dotato di progressione in allungo poderosa ma al contempo abile nello stretto, in virtù di un dribbling secco ed una naturale agilità di gambe (non a caso, è un ammiratore del francese Thierry Henry). Può disimpegnarsi tanto da ala sinistra, laddove predilige partire per poi accentrarsi e concludere in prima persona con un tiro forte e preciso (con entrambi i piedi), quanto sulla fascia opposta, che percorre senza soluzione di continuità alla ricerca del cross giusto per smarcare i compagni in area di rigore. Il merito dell’intuizione di arretrarne il raggio d’azione, nell’ottica di offrirgli maggiori spazi da attaccare in velocità e completarne il bagaglio tattico, è ascrivibile al succitato Freund, che lo ha impostato molto spesso come laterale basso di una retroguardia a quattro, concedendogli però ampia libertà sulla propria banda di competenza.

L’esperimento ha dovuto fronteggiare alcune prevedibili crisi di rigetto, 
una su tutte nel corso degli Europei di Serbia 2011, allorquando un’inopinata leggerezza commessa dallo stesso Weiser a ridosso della linea mediana ha permesso a Petr Nerad di lanciare Lukáš Juliš e sancire il momentaneo vantaggio della Repubblica Ceca nella seconda sfida del Gruppo B, complicando notevolmente il cammino della Germania. Cionondimeno, 
la fase difensiva ha costituito il tallone d’Achille principale della Junior Mannschaft, devastante in attacco ma invero fragile nel pacchetto arretrato, basti pensare all’incapacità di arginare Memphis Depay & C. nella finale continentale vinta con merito dall’Olanda (15 maggio 2011: 
2-5 l'inequivocabile verdetto allo Stadion Karađorđe di Novi Sad). 
Ma i frutti del certosino lavoro intrapreso negli allenamenti si sono intravisti nei Mondiali di México 2011, laddove l’incontenibile numero due in maglia bianca ha letteralmente bruciato l’erba sulla fascia destra da cavallone imbizzarrito, segnalandosi come miglior interprete del ruolo nella rassegna 
al pari del brasiliano Wallace, e dando vita ad un esaltante confronto in semifinale con il dirimpettaio messicano Jorge Caballero, anche se spesso 
ha agito nella prediletta zona avanzata poiché coperto alle spalle da Kaan Ayhancon il quale si scambiava sovente la casella di partenza per confondere le acque. Il bottino di tre reti e altrettanti assist vincenti in sette partite, con la splendida prestazione offerta contro l’Inghilterra (3-2) nei quarti di finale, in cui ha palesato un’intesa pressoché perfetta col bomber Samed Yesile la medaglia di bronzo conquistata sul Brasile (4-3), 
sono le cartoline più belle spedite dal lontano Nord America.

Ad ogni modo, è giusto sottolineare quanto appaia ancora prematuro “trasformarlo” definitivamente in terzino, giacché vi sono palesi debolezze 
da correggere per quanto concerne la struttura fisica (il gioco aereo è un aspetto alquanto sconosciuto al momento, e malgrado tenga botta nei contrasti dovrebbe potenziare la muscolatura superiore) e l’intelligenza tattica 
(talvolta fuori posizione, nei tentativi di recupero non è pulito negli interventi, rischiando qualche cartellino di troppo), e nel complesso gli automatismi nelle diagonali difensive sono ancora tutti da registrare; è indicativo quanto alcuni addetti ai lavori lo abbiano accostato a Dani Alves, più che a Philipp Lahm... Per giunta, sarebbe un peccato imbrigliare con eccessivi compiti di copertura la vocazione con cui si diletta ad imperversare nella metà campo avversaria, quella stessa verve che ha permesso al Colonia Under 17 di laurearsi campione nazionale 2010/2011 a seguito del Meisterschaft Endrunde (giugno 2011), piegando in successione l’Hoffenheim in semifinale (3-2: 
il primo gol del doppiettista Yannick Gerhardt è ispirato da un suo calcio di punizione a girare, che ha tratto in inganno il portiere austriaco Maximilian Penz) ed il temibile Werder Brema di Cimo Röcker e Levent Aycicek 
(altro 3-2, con Sven Engelke e La Monica a firmare il tabellino dei marcatori 
grazie agli assist di Mitchell). 


Affrontato senza alcun patema il salto nell’A-Junioren Bundesliga U-19 agli ordini del trainer Manfred Schadt, Weiser nel 2012 ha riscosso una serie 

di meritate soddisfazioni in ambito personale, il tutto nel giro di un mese: 
esordio da subentrante nel semi-professionismo in Regionalliga West 
il 28 gennaio (con tanto di suggerimento dalla destra per liberare innanzi alla porta sguarnita l’attaccante Musculus, e permettere alla squadra di completare una rocambolesca rimonta al Georg-Melches-Stadion di Essen) e soprattutto in Bundesliga il 25 febbraio (Colonia-Bayer Leverkusen 0-2: Ståle Solbakken 
lo getta nella mischia al 75’ per sostituire il croato Mato Jajalo nel suggestivo scenario del RheinEnergieStadion, facendone a 17 anni e 310 giorni 
il più giovane esordiente nella storia del club, record che apparteneva 
a Stephan Engels dal 9 settembre 1978), a novantasei ore dalla prima volta nell’Under 18 della Die Nationalelf allenata da Christian Ziege 
(Osnatel-Arena di Osnabrück: Germania-Olanda 1-0). 


Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'

martedì 10 maggio 2011

SAMED YESIL (1994) - Germania



nome: SAMED
cognome: YEŞIL

data di nascita: 25 maggio 1994
luogo di nascita: Düsseldorf
[Land Nord Reno-Westfalia - GERMANIA]

ruolo: ATTACCANTE
piede preferito: destro

Altezza: 178 cm
Peso: 68 kg

Squadra attuale: BAYER 04 LEVERKUSEN Under-19
[A-Junioren Bundesliga West – Germania]

Numero di maglia # 9


Alla vigilia d
egli Europei Under 17 – Serbia 2011 [3 – 15 maggio], attualmente in corso di svolgimento, gli addetti ai lavori consideravano unanimemente la GERMANIA come una delle candidate più autorevoli alla vittoria finale. D’altronde, il ruolino di marcia con cui si presentavano i ragazzi allenati da Steffen Freund parlava abbastanza chiaro: in questa stagione, dal primo match giocato il 4 settembre 2010 a Stadthagen (2-0 all’Azerbaijan) all’ultimo del 13 aprile 2011 (Novi Sad: Serbia – Germania 1-0, per giunta 
con un gruppo di calciatori “sperimentale” e completamente diverso da quello titolare), la Sub-17 teutonica era riuscita a mettere insieme ben dodici vittorie in sedici apparizioni complessive, con due pareggi (compreso un 2-2 casalingo al cospetto dell’Italia di Pasquale Salerno) ed altrettante sconfitte
(la prima in Algarve nel febbraio scorso, contro i pari età lusitani), trentacinque gol fatti e solo undici subiti, frutto di una manovra 
costruita su trame di gioco fitte e mai banali.

In realtà, l’impatto dei giovani talenti dalla Bundesrepublik con il prestigioso palcoscenico continentale è stato tutt’altro che esaltante, in un cammino messosi subito in salita a causa della sconfitta all’esordio contro l’insidiosa Olanda, compagine dal buon livello tecnico globale (con Memphis Depay del PSV Eindhoven a spiccare, tra gli altri) e capace di capitalizzare al meglio le occasioni create all’interno di un confronto piuttosto scialbo e povero 
di contenuti agonistici rilevanti. Curiosamente, il 2-0 finale è nato tutto 
da giocate di scuola-Feyenoord: un calcio d’angolo disegnato dal sinistro di Tonny Trindade de Vilhena e incornato con decisione dal promettente difensore Karim Rekik (bella coppia centrale, curiosamente tutta mancina, con Terence Kongolo) ad inizio ripresa, prima che 
il centrocampista dell’Arsenal Reserves Kyle Ebecilio (trascorsi 
nei Jugend ‘De club van Zuid’ di Rotterdam) confezionasse con l’ex 
compagno di club Anass Achahbar un pregevole uno-due per liberarsi 
in area di rigore e trafiggere l’incolpevole Vlachodimos in uscita.

Al di là dell’inattesa fragilità difensiva denotata in questa circostanza 
e malgrado il contributo di buoni prospetti come Koray Günter
e Cimo-Patric Röcker, la Germania è sembrata una squadra pericolosamente individualista e poco concreta all’atto pratico, parecchio distante dall’immagine “tradizionale” a cui siamo abituati, fatta di pragmatismo ed organizzazione tattica al limite della maniacalità.
Per giunta, la fase offensiva avvolgente ma confusa ha patito oltremodo l’assenza forzata della sua punta di diamante, quel Samed Yeşil capace 
di firmare il tabellino dei marcatori ben dieci volte (in undici presenze) 
durante la succitata marcia d’avvicinamento agli Europei di categoria.



Squalificato a seguito di un infausto cartellino giallo rimediato nell’ultimo impegno della Fase Elite di marzo, questo attaccante di chiare origini turche è l’autentico mattatore del team guidato da Freund, affidabile vertice alto 
del 4-2-3-1 disegnato in campo dall’ex-mediano di Schalke 04, Borussia Dortmund e Tottenham, un ruolo che in quest’annata ha interpretato 
in maniera non statica ma piuttosto duttile ed efficace, bravo sia ad arretrare ed aprire gli spazi agli inserimenti dei trequartisti con il suo educato piede destro (oltre alle dieci reti, ha messo in carniere ben sei assist vincenti) 
che a concludere a rete in prima persona, con un movimento all’occorrenza sviluppato sulla corsia laterale che permette di scompaginare in corsa l’iniziale disegno tattico e passare rapidamente al 4-3-3. Non a caso, il suo rientro 
è coinciso con il cambio di marcia decisivo verso la sospirata qualificazione alle semifinali, ottenuta pareggiando 1-1 contro la tignosa Repubblica Ceca,
tre giorni prima di piegare le resistenze della Romania (1-0);
manco a dirlo, le due reti portano in calce il suo timbro d'autore.

Particolarmente sofferto il punto strappato ai cechi, a seguito di un match drammatico che sembrava addirittura stregato per i colori della Fußballnationalmannschaft sin dal quattordicesimo del primo tempo, quando un errato disimpegno del terzino destro Mitchell Weiser ha permesso
a Petr Nerad di lanciare in gol Lukáš Juliš. Colpiti a freddo, e consci che un’altra sconfitta avrebbe sancito una clamorosa eliminazione, gli spaesati ragazzi in maglia bianca hanno faticato enormemente a scrollarsi di dosso quell’aura di negatività, producendo un forcing costante ma tutto sommato sterile di fronte ad una squadra compatta e fisicamente molto prestante.
Nella ripresa, la Germania ha addirittura sprecato due calci di rigore nel giro di mezz’ora, ottenuti entrambi per falli del capitano avversario Jan Štěrba
(il primo sul guizzante mancino Fabian Schnellhardt del Colonia, l’altro 
a seguito di una disperata scivolata da dietro sulla caviglia di Aycicek, costretto ad abbandonare il campo anzitempo per infortunio) e finiti mestamente 
tra le braccia dell’estremo difensore Lukáš Zima, le stesse su cui si erano infrante le speranze di qualificazione dell’Italia appena due mesi fa.
Il gigante ceco col Chelsea nel cuore, cresciuto nell’Hradec Králové e militante nello Slavia Praga, spera un giorno di ripercorrere la strada intrapresa dai connazionali Petr Čech e Jan Šebek ed intanto ha dimostrato un’apprezzabile freddezza nel neutralizzare le conclusioni scagliate alla sua sinistra da capitan Emre Can e dallo stesso Yeşil al 76’. Quest’ultimo non si è dato per vinto, reagendo con personalità e riscattando una prestazione opaca proprio allo scadere del match, quando ha ricevuto la palla al limite dell’area, puntato Michael Lüftner e lo juventino Luboš Adamec, vinto un rimpallo ed alfine trafitto di giustezza il portiere in quello stesso, maledetto angolino basso 
a sinistra dove si era precedentemente esaltato.



Croce e delizia, dunque, il giovane Samed: la travagliata battaglia contro 
la Repubblica Ceca ne ha messo in risalto tanto le indubbie qualità quanto 
i difetti da limare per intraprendere una carriera di alto livello. In primis, nonostante i numeri in curriculum dicano altrimenti, il ragazzo deve acquisire maggior fermezza in fase di finalizzazione, cercando di resistere alla voglia 
di strafare che talvolta lo porta ad azzardare colpi ad effetto e soluzioni solipsistiche, intestardendosi in complicate azioni personali concluse con 
un inevitabile nulla di fatto, per tacer dell’inguardabile modo in cui ha sparacchiato il penalty del possibile pareggio... Inoltre, la personalità 
e l’istintiva sfrontatezza lo rendono senz’altro un giocatore smaliziato 
in rapporto alla verde età, ma allo stesso tempo lo inducono a cercare 
di ingannare l’arbitro in maniera antipatica, con simulazioni e “drammatizzazioni” agonistiche evitabili, sanzionate con sacrosanti cartellini gialli; si spera che l’ennesima squalifica “guadagnata” sul campo gli serva 
da lezione, dato che salterà le semifinali del torneo…

In ogni caso il talento c’è, pochi dubbi su questo: prima del decisivo gol 
sopra descritto, aveva sì mancato altre due facili conclusioni a tu per tu 
con l’estremo difensore avversario, ma è altrettanto vero che se le era create praticamente da solo, sfruttando la sua velocità nel breve e la tecnica 
di base contro gli statici ma ruvidi centrali che lo marcavano. 
In sintesi: il ragazzo ha l’argento vivo addosso, deve solo sforzarsi 
di incanalarlo sui giusti binari e sgrezzare alcuni fondamentali.

Nella terza e decisiva sfida contro i rumeni, è stato ancora Yeşil ad alimentare i sogni di gloria dei supporters teutonici, liberandosi al 46’ sul calcio d’angolo battuto da Okan Aydin (con cui forma un devastante tandem d’attacco nel Bayer Leverkusen U-17) e sorprendendo di testa il neo-juventino Brănescu, apparso nervoso ed insicuro lungo tutta la durata del match,
specie nelle uscite fuori dai pali (mancata, nella fattispecie). 



Il gol-qualificazione ha condotto la Germania tra le prime quattro squadre Under 17 del Vecchio Continente, garantendo inoltre la sua presenza tra le ”magnifiche sei” rappresentanti europee che voleranno in Messico nel giugno prossimo per disputare la Coppa del Mondo di categoria. Tuttavia, l’ennesima ammonizione inflittagli dal direttore di gara greco Stavros Tritsonis costringerà Samed a guardare dagli spalti i compagni, chiamati ad un’autentica impresa contro la Danimarca di Fischer e Zohore
(ma anche Vigen-Christensen, Olsen, Holst, Korch, il baby 
Højbjergetc... nessuna sorpresa nel vederla dominare a punteggio pieno 
il Gruppo A, battendo nell’ordine Serbia, Inghilterra e la Francia del bravissimo Abdallah Yaisien), dato che saranno squalificati anche Weiser, Nico Perrey e Schnellhardt, e difficilmente Aycicek recupererà dall’infortunio rimediato quattro giorni fa.

Insomma, una bella gatta da pelare, anche perché è ormai palese quanto sia importante nella manovra di questa compagine la presenza del numero nove nativo di Düsseldorf, proprio quel Samed Yeşil già top-scorer del team sia nel Primo Turno di qualificazione dell’ottobre scorso disputato in Estonia
(5-0 contro i padroni di casa, 6-1 alla Bosnia-Erzegovina e 2-1 all’Austria, 
con un bottino personale di cinque reti e tre assist) che nella Fase Elite casalinga nel marzo di quest’anno, quando ha segnato “democraticamente” un gol per ogni match disputato, conclusisi tutti con il medesimo punteggio (un 2-0 con cui sono state regolate in successione Turchia, Ucraina 
e Svizzera). Una curiosità: nella prima di queste partite, la Turchia ha perso contro ragazzi come Koray Günter (centrale difensivo del Borussia Dortmund 
di cui si dice un gran bene), Robin Yalcin, Emre Can, Levent Ayçiçek,
Kaan Ayhan, Okan Aydin e Samed Yeşil appunto, ossia tutti 
con chiare discendenze eventualmente degne dell’Ay-Yıldızlılar.



In quell’occasione, il giovane Samed si è potuto esibire al Grotenburg-Stadion di Krefeld, la città extra-circondariale nel Land del Nord Reno-Westfalia dove vive con i suoi genitori. Come spesso gli capita, non ha affatto 
deluso le attese: approdato al Bayer 04 Leverkusen nel 2005, 
vanta considerevoli referenze nonostante la brevità della sua carriera.
Dopo la classica trafila-Jugend, ha esordito sotto-età nella formazione U-17
dei ‘farmacisti’ impegnata in B-Junioren Bundesliga West nell’autunno 2008 (a soli 14 anni), subentrando a partita in corso contro MSV Duisburg 
e SC Preußen Münster e timbrando il referto con questi ultimi dopo un solo minuto dall’entrata in campo. Talento precoce e sbarazzino, riesce 
ad arricchire il suo bagaglio tecnico progressivamente, conquistandosi a poco 
a poco i galloni da titolare grazie alla capacità di adoperare anche il sinistro (calcia prevalentemente col destro) in caso di necessità, sfruttando un’interessante rapidità d’esecuzione ed una scelta di tempo ammirevole 
nel gioco aereo, pur non potendo contare su un fisico da corazziere.

Nella stagione successiva, infatti, conduce la sua squadra lungo un esaltante percorso in testa alla graduatoria del proprio girone, andando in rete 
in tredici delle venticinque occasioni a disposizione; a corollario, 
nel 2009 si laurea capocannoniere del Torneo Internazionale di Bad Ragaz
(Svizzera, cinque reti e quarto posto finale per le ‘baby-aspirine’).
Un ulteriore step di crescita è rappresentato dall’annata attualmente in corso, dove puo’ esibire uno score oggettivamente impressionante:

2010-2011:
14 presenze – 22 gol con il Bayer Leverkusen Under 17
in B-Junioren Bundesliga West
[con tanto di poker rifilato al SG Wattenscheid 09 il 6 novembre 2010,
due triplette a MSV Duisburg e Alemannia Aachen
e quattro doppiette ad Arminia Bielefeld, SV Bergisch Gladbach 09,
Borussia Mönchengladbach ed ancora alla malcapitata difesa
del SG Wattenscheid 09 al ritorno]

6 presenze – 1 gol con il Bayer Leverkusen Under 19
in A-Junioren Bundesliga West
[da fuori-quota e con utilizzo part-time,
centellinato da coach Sascha Lewandowski]

13 presenze – 12 gol con la Germania Under 17

Come ben sappiamo, i freddi numeri e i contorti calcoli statistici non sono tutto nel calcio, specie a livello giovanile; ma certamente qualcosa contano.
E chissà se dopo un decennio scandito dalle puntuali realizzazioni di un implacabile bomber polacco (Miroslav Klose, nato ad Opole il 9 giugno 
di trentatré primavere fa, capocannoniere assoluto della Germania nella storia dei Campionati Mondiali, a pari merito con il leggendario Gerd Müller 
e ad una sola lunghezza dal brasiliano Ronaldo), gli anni che verranno
per la ‘Die Nationalelf’ non saranno segnati in prima linea da un “turco” proveniente dal Nordrhein-Westfalen…

Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'




sabato 6 novembre 2010

Paisà: MATTIA MAGGIO (1994)


Alla scoperta degli italo-tedeschi
in giro per l'Europa

Cosa ci fa un tedesco con la maglia azzurra? 
Per scoprirlo, percorriamo idealmente i 1570 chilometri 
che separano le splendide coste del Salento 
dalle suggestive foreste della Svevia, 
ed andiamo a conoscere il nuovo centravanti 
della Nazionale Italiana Under 17: Mattia Maggio.

Giovanissimo attaccante militante nella B-Junioren Bundesliga Süd/Südwest con l’Under 17 dello Stoccarda, è nato a Nürtingen (Baden/Württemberg ) il 22 febbraio di sedici anni fa. 
Nonostante la verde età, è dotato di un fisico molto imponente,
che gli permette di disimpegnarsi con ottimi costrutti tra i coetanei. 


Furbo e smaliziato, generoso nei confronti dei compagni
e dotato di una buona tecnica di base
(un bagaglio comunque da arricchire con l'esperienza),

si trova a suo agio soprattutto con una seconda punta veloce
ed abile ad aprirgli gli spazi. Il suo idolo? Zlatan Ibrahimović.


Figlio di un orgoglioso emigrante di Gallipoli
(Roberto, giunto in terra teutonica ventotto anni fa,
operaio in una fabbrica automobilistica
felicemente sposato con Ivana), 
la "perla salentina" per antonomasia, 
Mattia Maggio è cresciuto nelle giovanili
del VfB Vaihingen (società satellite dei ‘Die Roten’)
tra il 2000 e il 2004, compiuti i 10 anni
entra definitivamente nel VfB Stuttgart.

Dopo la trafila-Jugend, debutta nell’Under 17 (fuori-quota, essendo quasi tutti almeno 16enni) il 16 agosto 2009: la partita è Ergenzingen-Stoccarda 1-1, e Mattia viene mandato in campo per recuperare lo svantaggio da coach Marc Kienle al 67’, sostituendo il compagno Timo Zimmer, e il pareggio arriva puntuale al 74’ grazie a Patryk Jedrzejczyk.


Purtroppo, un  fastidioso infortunio
lo costringe a star fuori nel prosieguo del campionato.

In questa stagione è entrato stabilmente nella rotazione dei titolari: Kienle lo schiera in campo già dalla prima giornata, il 14 agosto nello 0-0 casalingo contro l’SSV Ulm. Segna il primo gol alla sesta partita, aprendo le marcature al 56’ nello 0-3 sul campo del Greuther Fürth. La squadra formata dai piccoli 'Die Schwaben' ('gli Svevi') sembra avere davvero un potenziale molto elevato, e si è resa protagonista di una stagione sino ad ora memorabile,
grazie soprattutto alle prestazioni della difesa guidata da Odisseas Vlachodimos (origini mediterranee anche per lui). Maggio si alterna nella prima linea offensiva con i compagni Erich Berko, Felix Lohkemper e Yannick Nonnweiler, bravo soprattutto a giocare di sponda per gli inserimenti dei centrocampisti Timo Cecen, Sven Mende e Rani Khedira.


Nel 2009 ha disputato qualche amichevole con la Germania Under-16
(3 presenze, 1 gol):

28 ottobre 2009 – CT Steffen Freund
GERMANIA-SVIZZERA 3-1 (sigla il raddoppio al 20’)

19 novembre 2009 – CT Steffen Freund
TURCHIA-GERMANIA 1-4

28 ottobre 2009 – CT Steffen Freund
TURCHIA-GERMANIA 0-1 (entra al 79’ per Patrick Weihrauch)

Quest’anno ha optato per la maglia azzurra (6 presenze, 2 gol - 
non è ancora nota la scelta del siciliano Giovanni Millemaci
prospetto offensivo del Wolfsburg), 
contribuendo alla qualificazione dell'Italia Under 17 
per la Fase Elite degli Europei 2011 con il CT Pasquale Salerno.
Ironia della sorte, dopo la meritata ed un po' inattesa convocazione 
per uno stage federale, le sue prime apparizioni ufficiali 
sono state in occasione di un torneo internazionale… 
in casa della Germania!

15 settembre 2010, [Torneo 'Quattro Nazioni']
ITALIA-ISRAELE 1-4

17 settembre 2010, [Torneo 'Quattro Nazioni']
OLANDA-ITALIA 0-0

20 settembre 2010, Torneo 'Quattro Nazioni'
Waldstadion Kaiserlinde [Neunkirchen, Saarland]
GERMANIA-ITALIA 2-2
(titolare, esce al 58’ per Gregorio Luperini)

27 ottobre 2010 [Qualificazioni Euro 2011]
CIPRO-ITALIA 0-1
(gol decisivo al 6’)

29 ottobre 2010 [Qualificazioni Euro 2011]
SLOVENIA-ITALIA 2-3
(esce al 66’ per Colombi)

1° novembre 2010 [Qualificazioni Euro 2011]
ITALIA-FRANCIA 2-1
(entra al 56’ per Gaetano Monachello, e sigla il gol-vittoria al 78’)

Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'