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martedì 10 maggio 2011

SAMED YESIL (1994) - Germania



nome: SAMED
cognome: YEŞIL

data di nascita: 25 maggio 1994
luogo di nascita: Düsseldorf
[Land Nord Reno-Westfalia - GERMANIA]

ruolo: ATTACCANTE
piede preferito: destro

Altezza: 178 cm
Peso: 68 kg

Squadra attuale: BAYER 04 LEVERKUSEN Under-19
[A-Junioren Bundesliga West – Germania]

Numero di maglia # 9


Alla vigilia d
egli Europei Under 17 – Serbia 2011 [3 – 15 maggio], attualmente in corso di svolgimento, gli addetti ai lavori consideravano unanimemente la GERMANIA come una delle candidate più autorevoli alla vittoria finale. D’altronde, il ruolino di marcia con cui si presentavano i ragazzi allenati da Steffen Freund parlava abbastanza chiaro: in questa stagione, dal primo match giocato il 4 settembre 2010 a Stadthagen (2-0 all’Azerbaijan) all’ultimo del 13 aprile 2011 (Novi Sad: Serbia – Germania 1-0, per giunta 
con un gruppo di calciatori “sperimentale” e completamente diverso da quello titolare), la Sub-17 teutonica era riuscita a mettere insieme ben dodici vittorie in sedici apparizioni complessive, con due pareggi (compreso un 2-2 casalingo al cospetto dell’Italia di Pasquale Salerno) ed altrettante sconfitte
(la prima in Algarve nel febbraio scorso, contro i pari età lusitani), trentacinque gol fatti e solo undici subiti, frutto di una manovra 
costruita su trame di gioco fitte e mai banali.

In realtà, l’impatto dei giovani talenti dalla Bundesrepublik con il prestigioso palcoscenico continentale è stato tutt’altro che esaltante, in un cammino messosi subito in salita a causa della sconfitta all’esordio contro l’insidiosa Olanda, compagine dal buon livello tecnico globale (con Memphis Depay del PSV Eindhoven a spiccare, tra gli altri) e capace di capitalizzare al meglio le occasioni create all’interno di un confronto piuttosto scialbo e povero 
di contenuti agonistici rilevanti. Curiosamente, il 2-0 finale è nato tutto 
da giocate di scuola-Feyenoord: un calcio d’angolo disegnato dal sinistro di Tonny Trindade de Vilhena e incornato con decisione dal promettente difensore Karim Rekik (bella coppia centrale, curiosamente tutta mancina, con Terence Kongolo) ad inizio ripresa, prima che 
il centrocampista dell’Arsenal Reserves Kyle Ebecilio (trascorsi 
nei Jugend ‘De club van Zuid’ di Rotterdam) confezionasse con l’ex 
compagno di club Anass Achahbar un pregevole uno-due per liberarsi 
in area di rigore e trafiggere l’incolpevole Vlachodimos in uscita.

Al di là dell’inattesa fragilità difensiva denotata in questa circostanza 
e malgrado il contributo di buoni prospetti come Koray Günter
e Cimo-Patric Röcker, la Germania è sembrata una squadra pericolosamente individualista e poco concreta all’atto pratico, parecchio distante dall’immagine “tradizionale” a cui siamo abituati, fatta di pragmatismo ed organizzazione tattica al limite della maniacalità.
Per giunta, la fase offensiva avvolgente ma confusa ha patito oltremodo l’assenza forzata della sua punta di diamante, quel Samed Yeşil capace 
di firmare il tabellino dei marcatori ben dieci volte (in undici presenze) 
durante la succitata marcia d’avvicinamento agli Europei di categoria.



Squalificato a seguito di un infausto cartellino giallo rimediato nell’ultimo impegno della Fase Elite di marzo, questo attaccante di chiare origini turche è l’autentico mattatore del team guidato da Freund, affidabile vertice alto 
del 4-2-3-1 disegnato in campo dall’ex-mediano di Schalke 04, Borussia Dortmund e Tottenham, un ruolo che in quest’annata ha interpretato 
in maniera non statica ma piuttosto duttile ed efficace, bravo sia ad arretrare ed aprire gli spazi agli inserimenti dei trequartisti con il suo educato piede destro (oltre alle dieci reti, ha messo in carniere ben sei assist vincenti) 
che a concludere a rete in prima persona, con un movimento all’occorrenza sviluppato sulla corsia laterale che permette di scompaginare in corsa l’iniziale disegno tattico e passare rapidamente al 4-3-3. Non a caso, il suo rientro 
è coinciso con il cambio di marcia decisivo verso la sospirata qualificazione alle semifinali, ottenuta pareggiando 1-1 contro la tignosa Repubblica Ceca,
tre giorni prima di piegare le resistenze della Romania (1-0);
manco a dirlo, le due reti portano in calce il suo timbro d'autore.

Particolarmente sofferto il punto strappato ai cechi, a seguito di un match drammatico che sembrava addirittura stregato per i colori della Fußballnationalmannschaft sin dal quattordicesimo del primo tempo, quando un errato disimpegno del terzino destro Mitchell Weiser ha permesso
a Petr Nerad di lanciare in gol Lukáš Juliš. Colpiti a freddo, e consci che un’altra sconfitta avrebbe sancito una clamorosa eliminazione, gli spaesati ragazzi in maglia bianca hanno faticato enormemente a scrollarsi di dosso quell’aura di negatività, producendo un forcing costante ma tutto sommato sterile di fronte ad una squadra compatta e fisicamente molto prestante.
Nella ripresa, la Germania ha addirittura sprecato due calci di rigore nel giro di mezz’ora, ottenuti entrambi per falli del capitano avversario Jan Štěrba
(il primo sul guizzante mancino Fabian Schnellhardt del Colonia, l’altro 
a seguito di una disperata scivolata da dietro sulla caviglia di Aycicek, costretto ad abbandonare il campo anzitempo per infortunio) e finiti mestamente 
tra le braccia dell’estremo difensore Lukáš Zima, le stesse su cui si erano infrante le speranze di qualificazione dell’Italia appena due mesi fa.
Il gigante ceco col Chelsea nel cuore, cresciuto nell’Hradec Králové e militante nello Slavia Praga, spera un giorno di ripercorrere la strada intrapresa dai connazionali Petr Čech e Jan Šebek ed intanto ha dimostrato un’apprezzabile freddezza nel neutralizzare le conclusioni scagliate alla sua sinistra da capitan Emre Can e dallo stesso Yeşil al 76’. Quest’ultimo non si è dato per vinto, reagendo con personalità e riscattando una prestazione opaca proprio allo scadere del match, quando ha ricevuto la palla al limite dell’area, puntato Michael Lüftner e lo juventino Luboš Adamec, vinto un rimpallo ed alfine trafitto di giustezza il portiere in quello stesso, maledetto angolino basso 
a sinistra dove si era precedentemente esaltato.



Croce e delizia, dunque, il giovane Samed: la travagliata battaglia contro 
la Repubblica Ceca ne ha messo in risalto tanto le indubbie qualità quanto 
i difetti da limare per intraprendere una carriera di alto livello. In primis, nonostante i numeri in curriculum dicano altrimenti, il ragazzo deve acquisire maggior fermezza in fase di finalizzazione, cercando di resistere alla voglia 
di strafare che talvolta lo porta ad azzardare colpi ad effetto e soluzioni solipsistiche, intestardendosi in complicate azioni personali concluse con 
un inevitabile nulla di fatto, per tacer dell’inguardabile modo in cui ha sparacchiato il penalty del possibile pareggio... Inoltre, la personalità 
e l’istintiva sfrontatezza lo rendono senz’altro un giocatore smaliziato 
in rapporto alla verde età, ma allo stesso tempo lo inducono a cercare 
di ingannare l’arbitro in maniera antipatica, con simulazioni e “drammatizzazioni” agonistiche evitabili, sanzionate con sacrosanti cartellini gialli; si spera che l’ennesima squalifica “guadagnata” sul campo gli serva 
da lezione, dato che salterà le semifinali del torneo…

In ogni caso il talento c’è, pochi dubbi su questo: prima del decisivo gol 
sopra descritto, aveva sì mancato altre due facili conclusioni a tu per tu 
con l’estremo difensore avversario, ma è altrettanto vero che se le era create praticamente da solo, sfruttando la sua velocità nel breve e la tecnica 
di base contro gli statici ma ruvidi centrali che lo marcavano. 
In sintesi: il ragazzo ha l’argento vivo addosso, deve solo sforzarsi 
di incanalarlo sui giusti binari e sgrezzare alcuni fondamentali.

Nella terza e decisiva sfida contro i rumeni, è stato ancora Yeşil ad alimentare i sogni di gloria dei supporters teutonici, liberandosi al 46’ sul calcio d’angolo battuto da Okan Aydin (con cui forma un devastante tandem d’attacco nel Bayer Leverkusen U-17) e sorprendendo di testa il neo-juventino Brănescu, apparso nervoso ed insicuro lungo tutta la durata del match,
specie nelle uscite fuori dai pali (mancata, nella fattispecie). 



Il gol-qualificazione ha condotto la Germania tra le prime quattro squadre Under 17 del Vecchio Continente, garantendo inoltre la sua presenza tra le ”magnifiche sei” rappresentanti europee che voleranno in Messico nel giugno prossimo per disputare la Coppa del Mondo di categoria. Tuttavia, l’ennesima ammonizione inflittagli dal direttore di gara greco Stavros Tritsonis costringerà Samed a guardare dagli spalti i compagni, chiamati ad un’autentica impresa contro la Danimarca di Fischer e Zohore
(ma anche Vigen-Christensen, Olsen, Holst, Korch, il baby 
Højbjerg, etc... nessuna sorpresa nel vederla dominare a punteggio pieno 
il Gruppo A, battendo nell’ordine Serbia, Inghilterra e la Francia del bravissimo Abdallah Yaisien), dato che saranno squalificati anche Weiser, Nico Perrey e Schnellhardt, e difficilmente Aycicek recupererà dall’infortunio rimediato quattro giorni fa.

Insomma, una bella gatta da pelare, anche perché è ormai palese quanto sia importante nella manovra di questa compagine la presenza del numero nove nativo di Düsseldorf, proprio quel Samed Yeşil già top-scorer del team sia nel Primo Turno di qualificazione dell’ottobre scorso disputato in Estonia
(5-0 contro i padroni di casa, 6-1 alla Bosnia-Erzegovina e 2-1 all’Austria, 
con un bottino personale di cinque reti e tre assist) che nella Fase Elite casalinga nel marzo di quest’anno, quando ha segnato “democraticamente” un gol per ogni match disputato, conclusisi tutti con il medesimo punteggio (un 2-0 con cui sono state regolate in successione Turchia, Ucraina 
e Svizzera). Una curiosità: nella prima di queste partite, la Turchia ha perso contro ragazzi come Koray Günter (centrale difensivo del Borussia Dortmund 
di cui si dice un gran bene), Robin Yalcin, Emre Can, Levent Ayçiçek,
Kaan Ayhan, Okan Aydin e Samed Yeşil appunto, ossia tutti 
con chiare discendenze eventualmente degne dell’Ay-Yıldızlılar.



In quell’occasione, il giovane Samed si è potuto esibire al Grotenburg-Stadion di Krefeld, la città extra-circondariale nel Land del Nord Reno-Westfalia dove vive con i suoi genitori. Come spesso gli capita, non ha affatto 
deluso le attese: approdato al Bayer 04 Leverkusen nel 2005, 
vanta considerevoli referenze nonostante la brevità della sua carriera.
Dopo la classica trafila-Jugend, ha esordito sotto-età nella formazione U-17
dei ‘farmacisti’ impegnata in B-Junioren Bundesliga West nell’autunno 2008 (a soli 14 anni), subentrando a partita in corso contro MSV Duisburg 
e SC Preußen Münster e timbrando il referto con questi ultimi dopo un solo minuto dall’entrata in campo. Talento precoce e sbarazzino, riesce 
ad arricchire il suo bagaglio tecnico progressivamente, conquistandosi a poco 
a poco i galloni da titolare grazie alla capacità di adoperare anche il sinistro (calcia prevalentemente col destro) in caso di necessità, sfruttando un’interessante rapidità d’esecuzione ed una scelta di tempo ammirevole 
nel gioco aereo, pur non potendo contare su un fisico da corazziere.

Nella stagione successiva, infatti, conduce la sua squadra lungo un esaltante percorso in testa alla graduatoria del proprio girone, andando in rete 
in tredici delle venticinque occasioni a disposizione; a corollario, 
nel 2009 si laurea capocannoniere del Torneo Internazionale di Bad Ragaz
(Svizzera, cinque reti e quarto posto finale per le ‘baby-aspirine’).
Un ulteriore step di crescita è rappresentato dall’annata attualmente in corso, dove puo’ esibire uno score oggettivamente impressionante:

2010-2011:
14 presenze – 22 gol con il Bayer Leverkusen Under 17
in B-Junioren Bundesliga West
[con tanto di poker rifilato al SG Wattenscheid 09 il 6 novembre 2010,
due triplette a MSV Duisburg e Alemannia Aachen
e quattro doppiette ad Arminia Bielefeld, SV Bergisch Gladbach 09,
Borussia Mönchengladbach ed ancora alla malcapitata difesa
del SG Wattenscheid 09 al ritorno]

6 presenze – 1 gol con il Bayer Leverkusen Under 19
in A-Junioren Bundesliga West
[da fuori-quota e con utilizzo part-time,
centellinato da coach Sascha Lewandowski]

13 presenze – 12 gol con la Germania Under 17

Come ben sappiamo, i freddi numeri e i contorti calcoli statistici non sono tutto nel calcio, specie a livello giovanile; ma certamente qualcosa contano.
E chissà se dopo un decennio scandito dalle puntuali realizzazioni di un implacabile bomber polacco (Miroslav Klose, nato ad Opole il 9 giugno 
di trentatré primavere fa, capocannoniere assoluto della Germania nella storia dei Campionati Mondiali, a pari merito con il leggendario Gerd Müller 
e ad una sola lunghezza dal brasiliano Ronaldo), gli anni che verranno
per la ‘Die Nationalelf’ non saranno segnati in prima linea da un “turco” proveniente dal Nordrhein-Westfalen…

Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'




sabato 12 marzo 2011

Esclusiva, intervista a Stefan Bell (Germania,1991): “L’Inter? Adesso è un po’ presto, ma in futuro chissà…”




nome: STEFAN 
cognome: BELL 

data di nascita: 24 agosto 1991 
luogo di nascita: Andernach
[Renania-Palatinato - GERMANIA] 

ruolo: DIFENSORE CENTRALE 
piede preferito: destro 

Altezza: 192 cm 
Peso: 86 kg 

Squadra attuale: TSV 1860 MüNCHEN
[Zweite Liga – Germania] 

Numero di maglia # 3

Nell’aprile 2010, i mass-media avevano dato un po’ troppo frettolosamente la notizia dell’ingaggio da parte dell’Internazionale FC del promettente centrale difensivo tedesco Stefan Bell, classe ’91 in forza al Mainz.
In realtà, come ben sappiamo l’affare non è andato affatto in porto, ed il giovane Stefan sta disputando la stagione 2010-2011 in prestito
al Monaco 1860, rivelandosi per giunta come uno dei migliori giocatori della Zweite Liga. All’inizio del nuovo anno i rumors di mercato sono tornati a farsi sentire, con l’ennesima indiscrezione sui nerazzurri, stavolta intenzionati a bloccare il talento teutonico in cooperazione con il Genoa, dopo la soddisfacente operazione-Ranocchia. Eppure, secondo alcune fonti tedesche, sulle tracce del richiestissimo difensore sembra essersi inserita prepotentemente anche l’Udinese; qual è la verità? Alla luce delle errate notizie date nella scorsa primavera, e consigliando nel frattempo maggior prudenza agli “esperti di calciomercato” in giro per il Vecchio Continente, siamo andati a conoscere meglio l’ambizioso Bell, un ragazzo intelligente e disponibile, che ha deciso di accettare con cordialità le nostre domande.



Allora Stefan, non c’è che dire: le tue prestazioni non passano certo inosservate… Sei alla tua prima stagione da titolare, eppure già da un paio d’anni puoi vantare una bella lista di estimatori.

Eh già, almeno stando a quanto raccontano in giro… Ma a me piace star concentrato sul presente, e vivere la mia carriera giorno per giorno. Le parole, di solito, mi scivolano addosso, nel bene come nel male.

Atteggiamento più che condivisibile. In ogni caso, il campionato sta confermando tutti i report entusiastici sul tuo conto, o sbaglio?

Beh, intanto ti ringrazio. In effetti, dal punto di vista personale non posso lamentarmi, sto facendo buoni progressi e questa esperienza in prestito nella Seconda Divisione si sta rivelando un bel banco di prova, anche perché il livello non è affatto basso come si potrebbe pensare preventivamente; tanti buoni giocatori da affrontare, e squadre attrezzate come Hertha Berlino,
FC Augsburg, SpVgg Greuther Fürth, Bochum e Erzgebirge Aue.
La Zweite Liga è una categoria molto ostica e scorbutica, ed ottenere risultati non è facile, credimi.

La tua squadra è la prova lampante di ciò che stai dicendo; dopo un buon inizio, vi siete un po’ arenati lungo il percorso.

Sì, infatti, è proprio così. Nella prima parte della stagione ci siamo comportati molto bene, dopo la sconfitta 2-3 in casa del Bochum all’esordio abbiamo reagito con personalità, battendo con merito il VfL Osnabrück (3-1) ed ottenendo una bella doppia vittoria in trasferta sia contro il Fortuna Düsseldorf (2-1) che in casa dell’Augsburg (ancora 2-1), in seguito all’altra battuta d’arresto sul difficile campo del MSV Duisburg
(1-2, doppietta decisiva di Srđan Baljak, ndr) alla terza.

Il tuo esordio è arrivato proprio alla seconda giornata, in quel match che hai citato all’Allianz Arena contro il VfL Osnabrück,
il 29 agosto 2010.

Già, una grande emozione per me. All’inizio siamo partiti un po’ contratti, anche a causa della sconfitta nel match precedente, e le gambe erano ancora un po’ imballate in virtù dell’intensa preparazione estiva. Io stesso ho pagato lo scotto dell’eccessivo nervosismo “conquistandomi”, se così si puo’ dire, un evitabile cartellino giallo dopo soli trentadue minuti di gioco. Ad ogni modo, i gol di Djordje Rakic tra l’11’ e il 35’ ci hanno letteralmente sbloccati, mentre anch’io cominciavo a prendere confidenza con il modulo di mister Reiner Maurer dopo il loro momentaneo pareggio, firmato da Nils Hansen al ventottesimo. Alla fine abbiamo legittimato il punteggio, ed è stato molto bello cominciare la mia avventura con quella partita.

Dopo solo un mese, è arrivata la tua prima firma sul tabellino dei marcatori, con la specialità della casa: un imperioso stacco aereo.

Il 26 settembre, per l’esattezza, e proprio in quella trasferta di cui ti parlavo prima, quando siamo andati a vincere all’Impuls Arena di Augsburg. Fantastico soprattutto perché è stato il gol-vittoria, siglato sfruttando al 71’ il cross di Benjamin Lauth, dopo che Traoré aveva riacciuffato la parità per loro otto minuti successivi alla rete di Stefan Aigner. Il mio pezzo forte?
Beh sì, cerco di sfruttare le mie doti fisiche (192x86, ndr) al meglio nei calci piazzati, ogni volta che posso mi spingo in avanti per provare a segnare. L’altro mio gol in campionato è arrivato proprio così, in casa contro il FSV Frankfurt, schiacciando di testa al 52’ una bella punizione tagliata di Alexander Ludwig, il 21 novembre davanti al nostro pubblico. Purtroppo, in quel caso è arrivato solo un pareggio, dato che ci siamo fatti rimontare ingenuamente tra il 58’ e il 72’, proprio mentre conducevamo senza particolari patemi per 3-1: che peccato! Quel mancato successo ci ha condizionato parecchio, nel prosieguo della stagione.


Fiuto del gol in situazioni di palla inattiva, ma anche una buona predisposizione alla costruzione della manovra. Da semplici osservatori, abbiamo molto apprezzato infatti la tua prestazione
in Karlsruher–Monaco 1860 2-4 del 30 ottobre al Wildparkstadion, quando hai servito due assist in cinque minuti per i compagni d’attacco.

Grazie mille! Hai ragione, quella forse è stata in assoluto la mia miglior partita stagionale, anche per il prestigio della vittoria ed il risultato sonante ottenuto. Il primo passaggio l’ho fatto al 55’ per il momentaneo 0-2 firmato dal mio collega di reparto Bülow, mentre al 60’ sono riuscito a smarcare Lauth in area di rigore. Mi piace molto provare a dare il mio contributo per sviluppare il gioco della mia squadra sin dalle retrovie, è sempre importante avere un buon piede e cercare di non spazzare sempre via il pallone, come i difensori di una volta. Nel calcio moderno, anche i componenti del pacchetto arretrato devono sviluppare visione di gioco e un tocco discretamente morbido, motivo per cui cerco di esercitarmi con profitto in allenamento.
E’ sempre una grande soddisfazione riuscire a mandare in rete un tuo compagno, vedere la sua gioia e riceverne i ringraziamenti è davvero una sensazione fantastica; non sono un regista, ma quando posso ci provo… anzi, spero di farne ancora molti in futuro.

Intanto, un altro nel carniere sei riuscito a metterlo, servendo ancora Lauth in una partita ben più sfortunata…

Eh sì, quello è un ricordo molto più amaro: lo scorso 15 gennaio in casa col Bochum, al 72’ ho ispirato il destro di Benjamin per un illusorio pareggio, prima che Aydin e Dabrowski ci castigassero tra il 78’ e l’83.
Il 2011 è stato molto negativo, è per questo che ti parlavo prima di una lunga flessione che abbiamo patito in questa seconda parte di campionato.
Dopo quell’infausto match, infatti, siamo riusciti a far bottino pieno solo nelle trasferte contro il “solito” VfL Osnabrück e l’1.FC Union Berlino (1-0 in entrambe le occasioni, ndr), raccogliendo due sconfitte e tre pareggi: un magro bilancio, purtroppo, inutile nasconderlo.

Attualmente occupate la decima casella in classifica, distanti dodici punti dal terzo posto. Potremmo sintetizzare i motivi analizzando una difesa accorta a fronte di un attacco spuntato?

Esattamente. Beh, la promozione in Bundesliga è ovviamente un miraggio, come dicevamo prima ci sono squadre molto più compatte e profonde nel roster, soprattutto sul versante offensivo. Pensa che abbiamo perso relativamente poco in campionato (9 vittorie – 9 pareggi – 7 sconfitte, ndr), solo due volte in più dell’attuale leader della graduatoria (l’Hertha Berlino,
5 partite perse), ed inseguiamo ad una lunghezza di distanza il Fortuna Düsseldorf, battuta addirittura 12 volte nel corso della stagione; sfortunatamente, spesso non siamo riusciti a concretizzare nei match più equilibrati, laddove serve estrarre dal cilindro la fantomatica “giocata giusta” per aver ragione dell’avversario, accusando una sterilità realizzativa francamente preoccupante. In soldoni, abbiamo segnato appena 28 reti in 25 giornate, subendone allo stesso tempo solo 26. La quinta miglior difesa del torneo, ma purtroppo anche il quinto peggior attacco: direi che i numeri dicano tutto, più di qualsiasi tentativo d’analisi tecnico/tattica. Ad ogni modo non dobbiamo demotivarci, il nostro obiettivo è cercare di chiudere degnamente il torneo, dopo il pareggio casalingo di venerdì scorso contro il Rot-Weiß Oberhausen (1-1) domenica affronteremo un’insidiosa trasferta sul campo dell’Arminia Bielefeld, fanalino di coda e ormai forse spacciato riguardo la retrocessione; dobbiamo comunque stare attenti al loro orgoglio, dimostrando maturità e rilanciandoci con una bella vittoria per provare a risalire la classifica e scalare qualche posizione, magari più consona e degna delle nostre prestazioni complessive.

Il tuo contributo alla solidità difensiva è stato piuttosto evidente. Come ti sei trovato a giocare con colleghi di reparto esperti come l’estremo difensore magiaro Gabor Kiraly, e i tuoi partner centrali Stefan Buck e Kai Bülow?

Molto bene, davvero. E’ indubbio che avere la possibilità di stare in campo con compagni così smaliziati, protagonisti da anni sui campi tedeschi, è stato un vantaggio non indifferente per la mia graduale crescita, anche perché mi hanno fatto sentire sin da subito parte integrante del gruppo, nonostante fossi un giovane in prestito appartenente ad un altro club. Inoltre, puoi imparare qualcosa da loro quotidianamente, sia in allenamento che nei comportamenti fuori dal rettangolo verde, confrontarti con persone mature e professionali è un’occasione di crescita interiore che devi saper cogliere, ed io ho cercato di farlo con tutta l’umiltà e l’abnegazione di cui sono capace.

I tuoi modelli “esterni”? Sai che molti appassionati cercano subito di inquadrare preventivamente un talento, etichettandolo con l’antipatica dicitura “il nuovo…”. A noi non piace affatto questa moda, ma c’è un omologo nel ruolo a cui provi ad ispirarti,
nel tuo piccolo?

Sono d’accordo con te, è sempre spiacevole cercare di paragonare ogni giovane promessa che si affaccia all’attenzione generale con un calciatore più famoso ed affermato; a mio avviso, ogni ragazzo deve aver modo di crescere con calma, imparando anche dai propri errori e maturando sul campo, l’unico vero “metro di paragone” a cui devi raffrontarti. Per inciso, io credo che un giocatore possa migliorarsi sempre, anche quando si sente già arrivato; sono fermamente convinto che anche i più grandi campioni traggano insegnamenti da ogni singolo match disputato, anzi, questa è proprio una delle qualità che li contraddistingue e li rende tanto forti. E se stelle già conclamate provano a migliorare il loro modo di giocare e si sforzano di crescere, prova ad immaginare quanto impegno dobbiamo metterci noi, che abbiamo ancora tutto da dimostrare… Per quanto mi riguarda, come ti dicevo poc’anzi mi piace esercitarmi anche in fase di possesso palla, cercando di sviluppare capacità di lettura della partita e soprattutto delle situazioni che si presentano al mio cospetto, una delle doti basilari per diventare un buon difensore. Capire le intenzioni dell’attaccante avversario ed anticiparlo sono qualità davvero fondamentali, possibilmente da amalgamare con una discreta velocità di base, specie nel breve, e la capacità di saper gestire il pallone anche con i piedi, per uscire dai frangenti più ingarbugliati a testa alta e con autorità. In marcatura, cerco di essere il più possibile pulito negli interventi, utilizzando la sfera come punto di riferimento per limitare al massimo i falli o i comportamenti al limite del regolamento. Qualche modello in tal senso? Beh, nel mio ruolo ci sono in giro un bel po’ di grandi interpreti, difficile scegliere qualcuno… i primi due nomi che mi vengono in mente sono quelli di Gerard Piqué del Barcellona e Mats Hummels del Borussia Dortmund, tanto per rimanere nei confini nazionali.


Lo scorso agosto hai prolungato il tuo contratto con il 1.FSV Mainz 05 sino al giugno 2013, mettendo a tacere le rumorose sirene di mercato che ti riguardavano. Come hai vissuto, dalla Baviera, l’ottima Bundesliga del tuo club d’appartenenza, sino a novembre in testa alla Bundesliga 2010-2011 grazie ad interessanti prospetti come André Schurrle, Adam Szalai, Sami Allagui, Lewis Holtby…

Sono stati davvero fantastici, complimenti vivissimi ai miei futuri compagni! La scorsa estate ho lavorato con loro nel ritiro pre-stagionale, ed ero davvero convinto fossero un gruppo giovane ed insidioso anche per avversari molto quotati, ma un rendimento di livello così alto ha sorpreso anche me, e non solo gli addetti ai lavori. Mi piace molto guardare il loro gioco e le loro esibizioni, credo che per buona parte dell’annata hanno sviluppato in assoluto il miglior calcio del campionato, meritandosi sul campo tutti gli elogi più convinti. Sarebbe stupendo riuscire ad ottenere il pass per l’Europa League, mentre sperare in una qualificazione in Champions League puo’ apparire poco realistico, chissà… Dal canto mio, posso solo tifare per loro da lontano, convinto di aver fatto la scelta giusta nel prolungare di un ulteriore biennio il mio contratto con il Mainz: questa società è la piattaforma ideale per me, e potrà rappresentare un bel trampolino di lancio verso il futuro, specie se la dirigenza continuerà a perseguire una politica tanto illuminata sui giovani talenti, affamati di visibilità e dotati di qualità da non sottovalutare.

Sei approdato al ‘Der Karnevalsverein’ di Magonza nel 2007, proveniente dal TuS Mayen e dopo aver militato tra il 2002 e il 2006 nel JSG Rieden/Wehr/Volkesfeld, nei pressi di Andernach, dove sei nato il 24 agosto 1991. Come ti hanno notato i dirigenti dei
‘Die Nullfünfer’?

Le informazioni in tuo possesso sono tutte esatte, complimenti!
Com’è nato il loro interesse nei miei confronti? Beh, semplice: a livello giovanile, il TuS Mayen militava nella stessa categoria del Mainz, ed io un bel giorno decisi di segnare una doppietta al mio futuro club… da lì il passo è stato piuttosto breve. Come hai detto giustamente, ho sempre fatto parte di compagini della Renania-Palatinato, la mia stessa città natale appartiene al Landkreis (circondario rurale, ndr) di Mayen-Coblenza. Arrivato al Mainz, durante la trafila-Jugend nel 2008-2009 ho collezionato 25 presenze e 3 reti con l’Under 19 in A-Junioren Bundesliga Süd/Südwest, l’anno successivo invece 19/2, ma sono riuscito comunque a fare esperienza nella Regionalliga West, mettendo insieme 3 apparizioni con il Mainz II. E’ importantissimo inserirsi in un team gradualmente, la politica dei piccoli passi è sempre giusta ed oculata verso i giovani, l’importante è sentire la fiducia nei propri confronti, ed il club di Magonza in questo è stato impeccabile.

A proposito di fiducia: senti la pressione delle aspettative nei tuoi confronti? Gli addetti ai lavori ti considerano come uno dei migliori talenti di tutta la Germania, ed addirittura uno dei più forti centrali difensivi Under 20 d’Europa. Come ci si rapporta a simili giudizi?

Ignorandoli allegramente! No, dài, scherzo. E’ chiaro, da un lato fa piacere essere reputati tanto promettenti, ma credimi, nessuno meglio di me sa quanto siano aleatori certi commenti, specie nel vorticoso mondo del calcio. Un giorno sei una stella emergente, l’altro un ragazzo non pronto per il cosiddetto “calcio che conta”, basta un errore o una prestazione un po’ scialba e tutti sono abili a rimangiarsi le proprie opinioni, per quanto inizialmente entusiastiche. Io sono concentrato solo su me stesso, i miei compagni, la mia squadra, i miei piccoli/grandi obiettivi; le chiacchiere proprio non m’interessano, che siano lusinghiere o meno sul mio conto. A me piace giocare a calcio, adoro l’idea di poter avere questa grossa opportunità di misurarmi a livello professionistico, ed essendo molto esigente cerco ogni giorno di migliorarmi, per essere un calciatore sempre più degno e completo. Sono concentrato su troppe problematiche, non ho il tempo di sentire pressioni sulle mie spalle, credimi.


Parole da sottoscrivere in pieno. Ci puoi fornire la tua versione riguardo la trattativa con l’Inter nella scorsa primavera?
Sembravi destinato ad arrivare precocemente in Italia.

Eh già, proprio così. Alcuni media, per quanto ne so, mi pare avessero già confermato la mia firma sul contratto, ma non è andata esattamente così.
In breve: sono sbarcato in Italia insieme alla mia famiglia e il mio agente per discutere con i dirigenti nerazzurri, i quali non smetterò mai di ringraziare per l’interesse mostrato nei miei confronti. Sarò banale, ma è lapalissiano che essere sul taccuino di un club tanto glorioso è un onore non indifferente, e dunque meritano tanto rispetto e gratitudine da parte mia. Ad ogni modo, dopo un paio di settimane la trattativa non è andata in porto, e credo proprio di aver preso la decisione giusta. Giusto in quei giorni, l’Inter stava vincendo la Champions League, e nella rosa erano presenti fuoriclasse come Walter Samuel, Lucio… Sarebbe stato davvero difficile ritagliarmi uno spazio nella stagione alle porte, ed ho sentito forte il bisogno di dover giocare in questo preciso punto della mia carriera. Per un ragazzo di diciannove anni, avere l’opportunità di esibirsi con continuità è indispensabile, solo affrontando partite di un certo spessore agonistico puoi riuscire a progredire tecnicamente ed allo stesso tempo acquisire l’esperienza necessaria, prima di confrontarti a certi livelli. Sono fermamente convinto che aver giocato in prestito al Monaco 1860 sia stato personalmente più produttivo, per quanto certo non prestigioso come un eventuale militanza nel club campione d’Europa in carica.
Nel caso, ci sarà tempo…

Intanto continuerai a restare concentrato sui tuoi obiettivi, no?

Puoi dirlo forte! Il mio più grande sogno è quello di esordire innanzitutto in Bundesliga già dall’anno prossimo, è da bambino che lavoro duramente in allenamento per meritarmi un simile privilegio e calcare quei campi ammirati solo in TV nell’infanzia sarà grandioso. Poi ci sarà da stare in guardia con la Germania Under 21, dato che noi nati nel 1991 abbiamo il dovere di riscattare i nostri colleghi del biennio 89-90, sorprendentemente eliminati dalla Fase Finale degli Europei 2011 nel Gruppo 5 per mano di Repubblica Ceca ed Islanda. E poi… chissà cosa mi riserverà il futuro. Intanto, saluto con affetto i vostri lettori dall’Italia: siete un popolo molto simpatico, e chissà che un giorno non riesca ad assaporare di persona le delizie della vostra cucina...

Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'

domenica 6 febbraio 2011

Intervista esclusiva a Umberto Carvalho Dos Santos (1994), metronomo del Belgio Under 17, fresco vincitore del VII “ABFF MINSK City” - International Youth Tournament in Bielorussia



nome: UMBERTO
cognome: CARVALHO DOS SANTOS

data di nascita: 7 maggio 1994
luogo di nascita: Genk [Limburgo, Fiandre - BELGIO]

ruolo: Centrocampista Centrale
piede preferito: destro
altezza: 174 cm /// peso: 66 kg

squadra attuale: KRC GENK - giovanili under 19 -
(Beloften/Espoirs - Belgio)
numero di maglia: # 6 (49 in Prima Squadra)



In occasione della prima convocazione in assoluto nella sua giovane carriera 
per la Prima Squadra del KRC Genk, siamo andati a fare quattro chiacchiere 
con Umberto Carvalho Dos Santos,
il promettente centrocampista belga a cui avevamo già accennato 
parlando del vecchio compagno di club, Dennis Praet.
Per la cronaca, la partita si è conclusa con un amaro pareggio 
per i padroni di casa, che non sono riusciti ad aver ragione 
della strenua difesa opposta dagli uomini di coach Guido Brepoels, 
ad oggi dodicesimi nella Jupiler League 2010-2011:
Racing Genk-STVV Sint-Truiden 1-1
[9’ Barda – 45’ Schouterden]. 
Ad ogni modo, l’emozionato Umberto Carvalho ricorderà a lungo 
la serata del 2 febbraio 2011, vissuta fremendo sulla panchina 
della Cristal Arena, lo stadio dei suoi piccoli/grandi sogni.



Allora Umberto, intanto partiamo subito in quarta per fugare tutti i dubbi: è vero che in casa Dos Santos vale l’equazione
Portogallo + Italia = Belgio?

Buona questa! Penso tu ti stia riferendo alle mie origini, giusto? Hai ragione, sono nato a Genk il 7 maggio 1994 e mi sento belga a tutti gli effetti, ma mio padre è portoghese e si è trasferito qui nelle Fiandre con i suoi genitori quando era bambino. D’altra parte la famiglia Cantanna, ossia quella dei miei nonni materni, emigrò a sua volta dall'Italia e si stabilì in Belgio, dove è nata anche mia madre. Sì, scorre sangue latino nelle mie vene, si puo’ intuire anche dal mio nome, di sonorità non esattamente “fiamminghe”.
Ad ogni modo, vivo a Houthalen-Helchteren (cittadina di 30.000 abitanti nel Limburgo Belga, ndr) e sto proseguendo il mio percorso di studi al Sint Jan Berchmanscollege di Genk, che si trova a soli 15 km ad Ovest della mia residenza.

Potresti descrivere in breve il ruolo preferito e le tue caratteristiche, per quelli che non ti conoscono?

Sono un centrocampista centrale, il mio piede è il destro, ho un fisico normolineo e compatto (174 x 66, ndr). Sono un giocatore abbastanza duttile, e per migliorare il mio stile di gioco mi piacerebbe ottenere maggior affidabilità dal mio sinistro, ma sto lavorando anche su questo.

Vieni descritto dagli osservatori come un mediano difensivo, ma in realtà osservandoti mi è parso tu abbia anche una buona propensione offensiva; lo scorso settembre, hai siglato 3 reti in tre presenze con la maglia del Belgio Under 17 (una doppietta contro la Lituania ed un’altra realizzazione ai danni del Galles) nel Gruppo 8 per il First Round verso gli Europei 2011, non è un caso…

Mi fa piacere che tu l’abbia notato; sì, in effetti gli addetti ai lavori mi considerano prevalentemente così perché sono uno che si fa sentire in fase d’interdizione, sfruttando delle buone capacità difensive, anche nell’uno contro uno. Però mi piace dividere i miei compiti sul rettangolo verde, e mi spingo in avanti quando ne intravedo la possibilità, cercando sempre di non pregiudicare l’equilibrio tattico della squadra.

In questo contesto, e fatte ovviamente le debite proporzioni con campioni già affermati, ti ispiri a qualcuno in particolare?

Beh, è evidente che nel ruolo l’inglese Steven Gerrard è un grandissimo calciatore, senza alcun dubbio uno dei migliori al mondo. Ad ogni modo, mi piacerebbe assomigliare soprattutto a Daniele De Rossi, un autentico centrocampista “box-to-box”, completo in entrambe le fasi ed efficace sia in interdizione che nella costruzione della manovra. Ecco, nel mio piccolo mi alleno per diventare un giocatore con quelle caratteristiche, capace di aiutare i propri compagni in molteplici compiti e nelle varie sfaccettature che le partite propongono.

Lo scorso dicembre abbiamo dato la notizia del tuo primo contratto, firmato col KRC Genk e con durata triennale. La società crede molto in te, nonostante la giovane età. Hai fatto una scelta diversa rispetto a Dennis Praet, che invece è passato all’Anderlecht.

Guarda, sono davvero molto felice per questa decisione. Oltre a rappresentare la mia città di nascita, questo è il club dove sono cresciuto e sono stato allevato con pazienza, sin da quando ero un bambino di sette anni. Questa è la mia casa, sento un forte attaccamento per questi colori e non avrei potuto scegliere altrimenti. Inoltre, credo che il Genk mi darà in futuro ancora grandi opportunità per sviluppare ulteriormente il mio percorso formativo, sento la loro fiducia e non voglio deluderli, so che possiamo crescere insieme e regalarci soddisfazioni reciprocamente, le prospettive sono ottime. Dennis? Beh, io credo sia un giovane di grandi qualità, siamo stati compagni per molti anni e lo conosco bene; posso solo rispettare la sua scelta di firmare con l’Anderlecht.

Immagino che tu abbia vissuto una grande emozione, quando hai ricevuto la notizia della convocazione per la partita
contro il Sint-Truiden.

Davvero, non puoi immaginare quanto fossi felice. Onestamente, ho accolto la notizia anche con un pizzico di sorpresa: non me l’aspettavo! Devo ringraziare il mister, Frank Vercauteren, che ha dimostrato una grande fiducia, e mi ha dato utili consigli per affrontare con calma e raziocinio questo importante momento della mia carriera. E’ stata un’esperienza unica anche solo allenarsi con la Prima Squadra, vivere il pre-partita, la tensione per un match tanto importante, lavorare fianco a fianco con i beniamini della nostra squadra, respirare l’atmosfera creata dal pubblico della Cristal Arena… non vedo l’ora di rivivere molto presto queste stesse sensazioni, e sono molto motivato ad impegnarmi ancor più duramente per meritare ulteriori chances.

Il KRC Genk è l’autentica sorpresa della Jupiler League 2010-2011: secondo posto in classifica ed una bella lista di giovani talenti impostisi all’attenzione generale come Thibaut Courtois,
Jelle Vossen e Kevin De Bruyne. Il futuro sembra roseo, ma nell’immediato avete un po’ rallentato il passo, in seguito alla partenza-sprint delle prime giornate; credi sia possibile lottare sino in fondo con l’Anderlecht, più attrezzato ed esperto?

La stagione del Genk è stata davvero ottima: la squadra ha giocato nel girone d’andata il miglior calcio del campionato, ed avrebbe sicuramente il potenziale per vincere il titolo nazionale. D’altro canto, l’Anderlecht è davvero un grande team, molto difficile da battere, come hai notato giustamente hanno una rosa più profonda e ricambi adatti in un roster di grande livello, oltre ad essere più abituati a lottare per obiettivi importanti; restano i favoriti per il successo finale.

Pur avendo una squadra molto promettente con te, Dennis Praet, Benito Raman, Nathan Kabasele, Oumar Diouck, Ibrahima Cissé, Seppe Brulmans, Anthony Limbombe, Sven Dhoest, Ofori-Appiah ed altri interessanti prospetti, c’è da dire che il sorteggio per la Fase Elite degli Europei Under 17 non è stato molto benevolo con il Belgio, dato che nel Gruppo 5 dovrete confrontarvi contro Inghilterra e Spagna, in pratica i campioni ed i vice-campioni in carica, oltre all’Irlanda del Nord. Le tue impressioni?

Hai detto bene, siamo una squadra ben assortita, e la nostra forza risiede soprattutto nella capacità di fare gruppo e giocare insieme per perseguire gli stessi obiettivi, una compagine in cui ognuno contribuisce con le sue qualità per il bene comune, il famoso “collettivo”. Se a posto dal punto di vista psico-fisico, siamo tranquillamente in grado di giocarcela con tutti, senza timori reverenziali; possiamo dar fastidio a chiunque, credimi, quando siamo in forma è difficile giocare contro di noi. Naturalmente, Spagna e Inghilterra partono come favorite, ma noi possiamo essere l’”underdog” del girone, l’outsider di turno che sorprende gli addetti ai lavori e sovverte i pronostici avversi.

Dopo un lungo periodo di ricambio generazionale, in effetti, il Belgio si sta rivelando un’autentica fucina di talenti negli ultimi tempi:
i nomi di Romelu Lukaku, Eden Hazard, Mats Rits e compagnia sono sulla bocca di tutti…

Verissimo, si sta facendo un grande lavoro nei settori giovanili locali, ed il nostro Paese sta producendo una serie impressionante di talenti, pronti ad esplodere per dimostrare le proprie qualità. Non vorrei peccare d’ottimismo, ma sono sicuro che nei prossimi anni il Belgio potrà rivelarsi una delle sorprese nei tornei più importanti, ottenendo con maggior frequenza l’accesso alle fasi finali di Europei e Mondiali, e magari chissà…
La strada della fiducia verso i giovani talenti è sempre quella giusta.

Segui il calcio internazionale? Giusto per essere un po’ banali, qual è il tuo campionato preferito?

Seguo molto attentamente la Serie A italiana. Non ci crederai, ma sono davvero molto aggiornato su tutto quello che succede laggiù nella Penisola, anche perché ho un parente che vive in Italia, Daniele Zizzi. Hai presente? Ha partecipato ad Italia’s Got Talent, in coppia con Simone Porro. E’ soprattutto lui a tenermi al corrente di tutto ciò che succede dalle vostre parti, anzi, ti dirò di più: viviamo una sorta di “derby in famiglia”, perché lui tifa per i nerazzurri dell’Inter, ma la mia squadra italiana preferita è assolutamente il Milan! Vestire la maglia rossonera sarebbe davvero un sogno che diventa realtà, lo ammetto. D’altronde, prima ti ho citato Daniele De Rossi, ma stravedo anche per Andrea Pirlo e Gennaro Gattuso, due tra i miei calciatori preferiti in assoluto.

Buono a sapersi… già che ci siamo, perché non concludiamo l’intervista con un bel saluto ai lettori italiani? Intuisco che non ti dispiacerebbe giocare qui, un giorno.

Beh, assolutamente! Ci tengo a sottolineare che io amo profondamente il mio Paese, e giocare qui in Belgio è sicuramente un onore per me. Inoltre, devo ancora crescere parecchio e lavorare duramente in allenamento per ambire a calcare palcoscenici tanto prestigiosi, ma è certo ce mi piacerebbe molto vivere da protagonista il vostro campionato, probabilmente anche alla luce delle mie radici italiane. Sono consapevole che devo migliorarmi, e non ho problemi a restare con i piedi per terra: ma sognare non costa nulla. Un saluto nella vostra lingua? Dài, ci provo: “Spero, in un prossimo futuro, di avere la possibilità e il piacere di giocare sui campi italiani, per dimostrare le mie capacità tecniche e gioire insieme a voi…”.


Allora la prendiamo come una promessa,
e nel frattempo continueremo a seguirti nel tuo percorso:
in bocca al lupo, Umberto Carvalho Dos Santos...

VII “ABFF MINSK City”
International Youth Tournament
Bielorussia 2011


Intanto, è giusto sottolineare quanto la maglia della Nazionale porti fortuna a questo interessante centrocampista; due settimane dopo il Memorial Granatkin, infatti, nell’ex-Unione Sovietica si è tenuto un altro importante appuntamento di calcio giovanile, il VII “ABFF MINSK City” - International Youth Tournament, organizzato dal comitato esecutivo della capitale e il Ministero dello Sport e del Turismo della Repubblica di Bielorussia, vinto con grande merito dal Belgio Under 17. Oltre ai giovani ‘Diavoli Rossi’, gli immancabili padroni di casa ed i campioni uscenti della Russia, hanno preso parte alla manifestazione cinque nazionali, che si sono affrontate sull’erba sintetica del campo indoor nella pittoresca città adagiata sulle rive del fiume Svislač. Umberto Carvalho è stato uno dei migliori giocatori del torneo ed ha ribadito, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la sua capacità di segnare gol pesanti; dopo il pareggio all’esordio con la Finlandia, i ragazzi di Eric Abrams hanno vinto le restanti quattro partite nel loro cammino, con il mediano del Genk a sbloccare subito il risultato nella sfida contro i padroni di casa (3-2, rete arrivata al pronti-via del match), prima di firmare il tabellino dei marcatori al cinquantaseiesimo minuto nella finale ai danni della Serbia, liquidata con un secco 3-1. 

Ecco il programma dettagliato:

GRUPPO A: Bielorussia – Finlandia – Belgio – Lituania
GRUPPO B: Russia – Serbia – Moldova – Ucraina

24 gennaio
10:30 - RUSSIA-MOLDOVA 5-0

RUSSIA - MOLDOVA 5-0

12:30 - FINLANDIA - BELGIO 1-1
[49’ Ofori-Appiah – 69’ Kumonen]

FINLANDIA - BELGIO 1-1

14:50 - SERBIA-UCRAINA 3-1

SERBIA - UCRAINA 3-1

17:00 – cerimonia inaugurazione

18:00 - BIELORUSSIA-LITUANIA 1-1

BIELORUSSIA - LITUANIA 1-1


25 gennaio
11:00 - MOLDOVA-SERBIA 0-6

13:20 - LITUANIA-FINLANDIA 0-1

15:40 - UCRAINA-RUSSIA 1-1

18:00 - BIELORUSSIA – BELGIO 2-3
[1’ Umberto Carvalho – 17’ e 32’ Savitski – 48’ Lumanza Lembi –
70’ Cabumi]

27 gennaio
11:00 - MOLDOVA-UCRAINA 1-1

13:20 - BELGIO – LITUANIA 1-0
[37’ Storm]

15:40 - SERBIA-RUSSIA 0-0

18:00 - BIELORUSSIA-FINLANDIA 0-0

29 gennaio


Finale 7° Posto: 9:30 - LITUANIA-MOLDOVA 2-1

Finale 5° Posto: 11:30 - BIELORUSSIA-UCRAINA 1-6

Finale 3° Posto: 13:45 - RUSSIA-FINLANDIA 4-2

Finalissima: 16:00 - SERBIA – BELGIO 1-3
[16' Cabumi - 26' Ofori-Appiah - 33' Dejan Meleg -
56' Umberto Carvalho]

18:00 - cerimonia di chiusura

CLASSIFICA FINALE
1. BELGIO
2. SERBIA
3. RUSSIA
4. FINLANDIA
5. UCRAINA
6. BIELORUSSIA
7. LITUANIA
8. MOLDOVA

Premi Individuali:
Miglior Portiere - Daniel Kollar [1994, Finlandia – FC Honka]

Miglior Difensore - Mikhail Shishka [1994, Ucraina - FC Karpaty Lviv]

Miglior Centrocampista - Marko Pavlovski [1994, Serbia – OFK Belgrado]

Miglior Attaccante - Serder Serderov [1994, Russia – CSKA Mosca]

MVP Torneo: Nikola Storm [1994, Belgio - Club Brugge KV]

CAMPIONE: BELGIO
2° SERBIA

3° RUSSIA

4° FINLANDIA

5° UCRAINA

6° BIELORUSSIA

7° LITUANIA

8° MOLDOVA


BELGIO
ROSA DEI VINCITORI:

Sven Dhoest [Club Brugge KV]
Stijn Wertelaers [KRC Genk]

Kevin Jordan Atheba [Standard Liege]
Ibrahima Cissé [Standard Liege]
Dennes de Kegel [RSC Anderlecht]
Lothar Hens [KV Mechelen]
Marvin Willem Ofori-Appiah [KRC Genk]

Jordi Croux [KRC Genk]
Julien de Sart [Standard Liege]
Nathan Kabasele [RSC Anderlecht]
Tortol Lumanza Lembi [Standard Liege]
Tika Musonda [RSC Anderlecht]
Yannick Nulens [KRC Genk]
Nikola Storm [Club Brugge KV]

Didier Cabumi [KSC Lokeren]
Oumar Diouck [Germinal Beerschot Antwerpen]
Nicolas Ducatteeuw [SV Zulte-Waregem]
Leandro Trossard [KRC Genk]

ALL: Eric Abrams

Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'