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martedì 6 settembre 2011

MITCHELL WEISER (1994 - Germania)


nome: MITCHELL ELIJAH 
cognome: WEISER 

data di nascita: 21 aprile 1994 
luogo di nascita: Troisdorf 
[Rhein-Sieg-Kreis, Nordrhein-Westfalen - GERMANIA] 

ruolo: Esterno Destro Offensivo, 
utilizzabile anche come terzino di spinta sulla stessa fascia 
piede preferito: destro 

Altezza: 176 cm 
Peso: 70 kg 

Squadra attuale: 1.FUßBALL-CLUB KÖLN [Bundesliga] 
Numero di maglia # 33 


Dopo aver centrato la nona finale nella storia della fu gloriosa Coppa Campioni, dietro le quinte il Bayern Monaco continua intanto a setacciare con lungimiranza il panorama del mercato giovanile, in modo da poter garantire in futuro un ricambio adeguato e far fronte all’inevitabile logorio degli anni che passano per i titolari della Prima Squadra. Ufficializzati ormai da tempo gli ingaggi di Xherdan Shaqiri e Pierre Højbjerg (il quale ha 
già avuto modo di farsi conoscere, innescando suo malgrado una mini-rissa: destinato a sbarcare in Germania soltanto nella prossima estate, è stato però invitato a sostenere un allenamento con gli uomini di Jupp Heynckes un paio di settimane fa, mandando su tutte le furie il difensore Holger Badstuber a seguito di un tunnel difficile da digerire…), stavolta i radar bavaresi hanno individuato un obiettivo autoctono, verosimilmente raggiungibile anche
a causa della drammatica retrocessione patita dal club d’appartenenza: 
stiamo parlando di Mitchell Weiser, prospetto classe 1994 del Colonia.

Rampollo di una famiglia dai discreti trascorsi calcistici (papà Patrick 
ha un nome che senz’altro genererà ricordi recenti per gli appassionati di Bundesliga e Ligue 1, alla luce delle sue esperienze da centrocampista difensivo con le maglie degli stessi ‘Caproni’, oltre che di Rennes e Wolfsburg), 
il ragazzo ha inaugurato molto presto la propria avventura sportiva 
nel TV Eintracht Veltenhof (2000-2005), piccola realtà dilettantistica 
con sede a Braunschweig, nella Bassa Sassonia. Trascorso un lustro 
con la casacca biancoverde sulle spalle, il percorso di Weiser segue le sorti 
del genitore, il quale nel luglio 2005 decide di tornare all’ovile per chiudere 
la carriera agonistica al Colonia, con la possibilità di entrare nello staff tecnico delle giovanili una volta appese le scarpette al chiodo, oltre 
che ricevere l’ovvia disponibilità societaria ad aggregare il talentino undicenne nello Jugendteam biancorosso.

Il ritorno nella natia Renania Settentrionale-Vestfalia rappresenta una tappa fondamentale per l’equilibro mentale di Mitchell da un punto di vista affettivo, ma soprattutto coincide con una crescita impressionante sul rettangolo verde, che lo porta ad esordire precocemente con i Die Geißböcke U-17 da titolare, per ironia della sorte proprio contro i pari-età del SF Troisdorf, nella giornata di apertura della B-Junioren Bundesliga West (19 agosto 2009: 3-0 
il punteggio). La positiva stagione vissuta agli ordini di coach Dirk Lottner (ventuno presenze corredate da tre reti, la prima delle quali segnata ai danni del SG Wattenscheid ad undici giorni esatti dal debutto) gli valgono le inevitabili attenzioni della Nazionale Under 16, un gruppo in cui entra a far parte grazie al CT Steffen Freund; la data da ricordare è il 10 febbraio 2010, allorquando gli impietosi tedeschi infliggono a domicilio un pesante 6-0 al malcapitato Cipro, lasciando presagire agli osservatori più attenti di poter vantare un’interessante covata di promesse in quella fascia d’età, forse 
la migliore per completezza (a livello europeo) in prospettiva futura.

La fragorosa esplosione del biondo ‘Mitch’ avverrà però nell’annata susseguente, in cui trascina il Colonia Jugend da scatenato trequartista laterale (undici gol e ben venti assist distribuiti in ventisei apparizioni), offrendo un contributo imprescindibile insieme alla duttilità del mancino Fabian Schnellhardt e la qualità superiore alla media del serbo Vojno Jesic, elementi di un terzetto da favola alle spalle di Marco Ban o del centravanti di manovra Fabio La Monica (chiare origini italiane per lui), per un disegno tattico improntato su un 4-2-3-1 a trazione decisamente anteriore. Archiviato lo sfortunato vernissage casalingo a Ferragosto contro il Borussia Dortmund di Marvin Ducksch (0-1), i baby-renani inanellano una lunga serie di diciotto risultati utili consecutivi, l’ultimo dei quali coincide con uno strepitoso poker realizzato da Weiser in cinquantatre minuti ai danni del Bayer Leverkusen (5-2 , 20 febbraio 2011), indispensabile per vanificare 
la doppietta di Okan Aydin e garantire la leadership nel raggruppamento.


A questo punto, è bene fugare ogni dubbio sulla sua collocazione ideale in campo; infatti, nonostante il grande pubblico abbia imparato a conoscerlo 

da terzino fluidificante di destra con la selezione Under 17 della Nazionale, Mitchell è in realtà un esterno dalla spiccata attitudine offensiva, dotato di progressione in allungo poderosa ma al contempo abile nello stretto, in virtù di un dribbling secco ed una naturale agilità di gambe (non a caso, è un ammiratore del francese Thierry Henry). Può disimpegnarsi tanto da ala sinistra, laddove predilige partire per poi accentrarsi e concludere in prima persona con un tiro forte e preciso (con entrambi i piedi), quanto sulla fascia opposta, che percorre senza soluzione di continuità alla ricerca del cross giusto per smarcare i compagni in area di rigore. Il merito dell’intuizione di arretrarne il raggio d’azione, nell’ottica di offrirgli maggiori spazi da attaccare in velocità e completarne il bagaglio tattico, è ascrivibile al succitato Freund, che lo ha impostato molto spesso come laterale basso di una retroguardia a quattro, concedendogli però ampia libertà sulla propria banda di competenza.

L’esperimento ha dovuto fronteggiare alcune prevedibili crisi di rigetto, 
una su tutte nel corso degli Europei di Serbia 2011, allorquando un’inopinata leggerezza commessa dallo stesso Weiser a ridosso della linea mediana ha permesso a Petr Nerad di lanciare Lukáš Juliš e sancire il momentaneo vantaggio della Repubblica Ceca nella seconda sfida del Gruppo B, complicando notevolmente il cammino della Germania. Cionondimeno, 
la fase difensiva ha costituito il tallone d’Achille principale della Junior Mannschaft, devastante in attacco ma invero fragile nel pacchetto arretrato, basti pensare all’incapacità di arginare Memphis Depay & C. nella finale continentale vinta con merito dall’Olanda (15 maggio 2011: 
2-5 l'inequivocabile verdetto allo Stadion Karađorđe di Novi Sad). 
Ma i frutti del certosino lavoro intrapreso negli allenamenti si sono intravisti nei Mondiali di México 2011, laddove l’incontenibile numero due in maglia bianca ha letteralmente bruciato l’erba sulla fascia destra da cavallone imbizzarrito, segnalandosi come miglior interprete del ruolo nella rassegna 
al pari del brasiliano Wallace, e dando vita ad un esaltante confronto in semifinale con il dirimpettaio messicano Jorge Caballero, anche se spesso 
ha agito nella prediletta zona avanzata poiché coperto alle spalle da Kaan Ayhan, con il quale si scambiava sovente la casella di partenza per confondere le acque. Il bottino di tre reti e altrettanti assist vincenti in sette partite, con la splendida prestazione offerta contro l’Inghilterra (3-2) nei quarti di finale, in cui ha palesato un’intesa pressoché perfetta col bomber Samed Yesil, e la medaglia di bronzo conquistata sul Brasile (4-3), 
sono le cartoline più belle spedite dal lontano Nord America.

Ad ogni modo, è giusto sottolineare quanto appaia ancora prematuro “trasformarlo” definitivamente in terzino, giacché vi sono palesi debolezze 
da correggere per quanto concerne la struttura fisica (il gioco aereo è un aspetto alquanto sconosciuto al momento, e malgrado tenga botta nei contrasti dovrebbe potenziare la muscolatura superiore) e l’intelligenza tattica 
(talvolta fuori posizione, nei tentativi di recupero non è pulito negli interventi, rischiando qualche cartellino di troppo), e nel complesso gli automatismi nelle diagonali difensive sono ancora tutti da registrare; è indicativo quanto alcuni addetti ai lavori lo abbiano accostato a Dani Alves, più che a Philipp Lahm... Per giunta, sarebbe un peccato imbrigliare con eccessivi compiti di copertura la vocazione con cui si diletta ad imperversare nella metà campo avversaria, quella stessa verve che ha permesso al Colonia Under 17 di laurearsi campione nazionale 2010/2011 a seguito del Meisterschaft Endrunde (giugno 2011), piegando in successione l’Hoffenheim in semifinale (3-2: 
il primo gol del doppiettista Yannick Gerhardt è ispirato da un suo calcio di punizione a girare, che ha tratto in inganno il portiere austriaco Maximilian Penz) ed il temibile Werder Brema di Cimo Röcker e Levent Aycicek 
(altro 3-2, con Sven Engelke e La Monica a firmare il tabellino dei marcatori 
grazie agli assist di Mitchell). 


Affrontato senza alcun patema il salto nell’A-Junioren Bundesliga U-19 agli ordini del trainer Manfred Schadt, Weiser nel 2012 ha riscosso una serie 

di meritate soddisfazioni in ambito personale, il tutto nel giro di un mese: 
esordio da subentrante nel semi-professionismo in Regionalliga West 
il 28 gennaio (con tanto di suggerimento dalla destra per liberare innanzi alla porta sguarnita l’attaccante Musculus, e permettere alla squadra di completare una rocambolesca rimonta al Georg-Melches-Stadion di Essen) e soprattutto in Bundesliga il 25 febbraio (Colonia-Bayer Leverkusen 0-2: Ståle Solbakken 
lo getta nella mischia al 75’ per sostituire il croato Mato Jajalo nel suggestivo scenario del RheinEnergieStadion, facendone a 17 anni e 310 giorni 
il più giovane esordiente nella storia del club, record che apparteneva 
a Stephan Engels dal 9 settembre 1978), a novantasei ore dalla prima volta nell’Under 18 della Die Nationalelf allenata da Christian Ziege 
(Osnatel-Arena di Osnabrück: Germania-Olanda 1-0). 


Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'

sabato 20 agosto 2011

Vento del Nord: PIERRE EMIL HOJBJERG (1995 - Danimarca) & MARTIN RONNING OVENSTAD (1994 - Norvegia)

Terreno (colpevolmente) ancora poco battuto dai nostri operatori 
di mercato, il Nord Europa finisce spesso col rivelarsi 
un serbatoio foriero di scommesse affascinanti,
redditizie in prospettiva seppur al netto di costi irrisori 
nell’immediato. Il segreto per la buona riuscita di un affare 
consta anche nell’assumersi l’onere di sgrezzare 
i prodotti più futuribili sin dai primi passi 
del proprio percorso formativo, lavorando su basi tecniche 
talvolta rudimentali per implementare un bagaglio tattico 
generale già di discreto livello, con l’obiettivo di un graduale 
e per nulla traumatico inserimento all’interno di contesti 
maggiormente competitivi. Una lezione che i club 
di Bundesliga (soprattutto) ed Eredivisie 
sembrano aver imparato 
piuttosto bene…



nome: PIERRE EMIL
cognome: HØJBJERG

data di nascita: 5 agosto 1995
luogo di nascita: Copenhagen 
[Hovedstaden - DANIMARCA]

ruolo: CENTROCAMPISTA CENTRALE
piede preferito: destro

Altezza: 186 cm
Peso: 81 kg

Squadra attuale: BRØNDBY IF [Under 17]


Il gruppo della baby-Danish Dynamite versione 2011, gestito con sfrontato entusiasmo dall’ambizioso commissario tecnico Thomas Frank, continua 
a raccogliere estimatori in giro per il Vecchio Continente, nonostante siano passati alcuni mesi dalla storica semifinale europea Under 17 e dalla susseguente prima partecipazione alla Fase Finale di un Mondiale giovanile, traguardo mai raggiunto neanche in ambito Under 20. Il recente approdo del macchinoso centravanti Kenneth Zohore alla Fiorentina 
è andato infatti ad aggiungersi a quelli dei centrocampisti Lasse Vigen Christensen in Inghilterra (Fulham) e Christian Nørgaard in Germania (Amburgo, lesto a concretizzare un iniziale approccio del Milan), con i vari Oliver Korch (provino per lo Stoke City durante lo scorso novembre), Patrick Olsen (in orbita Atalanta sin dal 2010), Lucas Andersen 
(sarà Olanda anche per lui?...) e Lee Rochester Sörensen attentamente monitorati dai talent-scout più coraggiosi, e per tacer di quella che all’Ajax 
si sta confermando essere la pepita più fulgida dell’intera covata, ossia 
il virtuoso nipote d’arte Viktor Fischer, il cui nonno Poul Pedersen fu soprannominato con simpatico patriottismo “Garrincha bianco” a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta (epoca a cui risale una spettacolare amichevole 
non ufficiale tra Stævnet e Brasile campione del mondo, nobilitata proprio dalle giocate delle due funamboliche ali destre e dalle finalizzazioni 
di Harald Nielsen, Quarentinha e Chinesinho; ma questa è un’altra storia…). 
La lista è destinata ad allungarsi con il cucciolo di quel gruppo, l’unico classe 1995 convocato in occasione della doppia avventura internazionale; cinque giorni fa, infatti, è stata ufficializzata la firma di Pierre Emil Højbjerg su un contratto triennale che lo legherà al Bayern Monaco a partire dal luglio 2012, ad un mese esatto dal compimento dei diciassette anni d’età e con un salario mensile destinato a salire dalle 8'000 Corone Danesi (DKK) iniziali 
alle successive 10’000 DKK fissate per il 2015.

Una trattativa che ha destato molto scalpore nel Regno più meridionale della Scandinavia, laddove sono sorte polemiche a non finire tra il procuratore Søren Lerby, papà Christian e la società d’appartenenza del ragazzo, il quale ha rifiutato un prolungamento con il Brøndby IF per raccogliere la sfida 
di un’occasione forse irripetibile nella sua carriera. Cresciuto nelle giovanili del BK Skjold, realtà minore quanto storica della capitale ubicata nel distretto 
di Østerbro dal 1915, il promettente centrocampista veste i colori gialloblu 
dal 2009, anno in cui decise di lasciare il FC København per continuare la propria crescita in quella che è considerata unanimemente la fucina 
più prolifica del Paese, dotata di strutture all’avanguardia per il settore. Nonostante la congenita timidezza, il talentino sembra avere le idee chiare 
sul piano professionale, ed ha tentato di smorzare i toni di una controversia 
invero esagerata tra le parti in causa, ribadendo che il proprio attaccamento 
ai ‘Drengene fra Vestegnen’ non può esser messo in discussione da una scelta legata esclusivamente ad un’opportunità irrinunciabile in ambito formativo più che al mero interesse economico. Per giunta, i bavaresi hanno offerto precise garanzie su un progetto a lungo termine nei suoi riguardi, sbilanciandosi anche in un paragone con l’affermato Bastian Schweinsteiger; insomma, sarebbe stato difficile ignorare referenze tanto lusinghiere,
anche alla luce della consueta lungimiranza del top club teutonico.

Centrocampista centrale longilineo e compatto, dotato nel tocco ed ispirato per quanto concerne la visione di gioco, è un leader naturale e funge da costante punto di riferimento per i compagni di reparto. L’acume e la caparbia assennatezza con cui interpreta il proprio ruolo lo rendono una pedina imprescindibile dal punto di vista tattico, giacché la mentalità da moderno “box-to-box player” che sta acquisendo negli ultimi tempi lo porta a farsi sentire sul piano fisico ed in fase di copertura, malgrado i suoi compiti siano principalmente legati all’impostazione. Sorprendentemente maturo per la sua età, detta con raziocinio i ritmi della manovra da vertice basso in mediana, ma può occupare senza patemi anche la casella di interno destro nello scacchiere, e non lesina coraggio nell’improvvisare conclusioni dal limite dell’area col piede preferito, sfoderando rasoiate chirurgiche alla ricerca del palo più lontano o aggirando di giustezza la barriera sulle punizioni dirette. In prospettiva, il meglio del suo repertorio potrebbe offrirlo da “numero 8” classico, ma sotto quest’aspetto dovrebbe rivedere con maggior dinamismo 
il proprio modo di stare in campo, talvolta eccessivamente compassato lungo l’arco dei novanta minuti, velocizzando i tempi d’inserimento senza palla 
e magari corroborare il proprio “computer mentale” con una spruzzata 
di imprevedibilità, nel tentativo di disorientare gli avversari.

Più che al succitato campione tedesco, Pierre ha dichiarato di ispirarsi umilmente all’inarrivabile Zinedine Zidane, un modello che tradisce le sue lontane origini transalpine, dato che il fratello (anch’egli calciatore) e la madre sono nati nei pressi di Tournus-Lacrost, in Borgogna; per uno strano scherzo del destino, la Francia è stata anche la Nazionale contro cui è avvenuto l’esordio dal primo minuto nelle file della Danimarca Under 17 in un match ufficiale (9 maggio 2011, vittoria per 1-0), in occasione degli Europei in Serbia, manifestazione in cui il ragazzo era già stato schierato a partita in corso nelle precedenti esibizioni che avevano garantito ai nordici la meritata leadership nel Girone A (3-2 sui padroni di casa e secco 2-0 all’Inghilterra). 
Nello sfortunato torneo iridato in Messico, invece, Højbjerg si è potuto ammirare sul rettangolo verde soltanto per una ventina di minuti durante 
il pleonastico ultimo impegno con l’Australia all’Estadio La Corregidora di Santiago de Querétaro (1-1 il punteggio), che ha fatto calare il sipario sulla scena di un cammino piuttosto accidentato (0-3 dal Brasile e 2-4 firmato
dal poker dello scatenato ivoriano Coulibaly, letale nell’abusare di una retroguardia impacciata all’inverosimile).


La musica è stata ben diversa con l’attuale nuovo ciclo costituito dai coetanei del ’95, che il prospetto nativo di Copenhagen ha trascinato da capitano 

e col numero 10 sulle spalle alla Fase Elite continentale, al culmine di un percorso netto casalingo (4-1 in rimonta all’Italia di Daniele Zoratto presso 
l’ 'Office Center Arena' di Hvidovre , 2-1 con l’Austria e 5-1 sul malcapitato Cipro tra il 12 ed il 17 ottobre 2011: a corollario, due reti personali messe a segno contro gli Azzurrini e gli isolani) nel Gruppo 5 del Qualifying Round, 
ed a pochi giorni di distanza dal secondo posto ottenuto nella Syrenka Cup 2011 (doppia vittoria su Bielorussia ed Ungheria, prima di soccombere in finale alla favorita Polonia), in cui era stato nominato Most Valuable Player dalla giuria degli addetti ai lavori, rimpinguando il bottino con le selezioni giovanili nazionali: ad oggi, vanta 13 presenze e 4 gol con l’Under 17, e 6 gettoni nell’Under 16, formazione in cui gli appassionati nostrani più attenti lo ricorderanno protagonista nel 1° Trofeo Città di Latina (Italia-Danimarca 1-0, 12 ottobre 2010: subentrò nella ripresa all’attaccante Vones Felfel). 
Come ciliegina sulla torta di un’annata da ricordare, in dicembre è arrivato l’importante riconoscimento federale come DBU Talenter 2011 – Under 17 (vinto l’anno scorso dal neo-viola Zohore), un premio giunto alla venticinquesima edizione che si propone di segnalare i virgulti più brillanti della nazione (le altre categorie hanno visto riconoscere i meriti 
di Uffe Manich Bech del Lyngby BK per l’Under 19 e l’ormai noto difensore 
dei Lancieri, Nicolai Boilesen, nella sezione Under 21).

Nell’attesa di sbarcare col suo bagaglio di belle speranze già pronto in Germania, Pierre Emil Højbjerg dovrà far fronte ad un’agenda fitta di appuntamenti da non mancare, a cominciare proprio dal Gruppo 6 nell’Elite Round che condurrà agli Europei di Slovenia 2012, in cui ‘De Rød-Hvide’ dovranno vedersela con Scozia, Islanda e Lituania (24-29 marzo), avversarie sulla carta abbordabili seppur da non sottovalutare, specie poiché bisognerà ritrovare una condizione fisica accettabile in tempi rapidi dopo il consueto letargo invernale che frena le attività sportive nordiche da novembre in avanti. In quest’ottica, un buon viatico in chiave ottimistica potrebbero essere considerate le recenti prestazioni fornite sia nella Jugend Euro Cup (rassegna indoor che si tiene annualmente alla Gaildorfer Sporthalle, distretto di Schwäbisch Hall, nel Baden-Württemberg) che nella ravvicinata Westerwälder Keramik-Cup, tornei disputati in gennaio sul suolo teutonico con la maglia del proprio club. Il Brøndby, infatti, ha centrato due prestigiosi piazzamenti (sul gradino più basso del podio nel primo caso, al settimo posto nell’altro, dove però Pierre Emil è stato votato MVP assoluto 

tra tutti i giovani partecipanti e malgrado un fastidio al ginocchio), con un bilancio complessivo di nove vittorie (Slavia Praga 1-0, Basilea 2-1, Karlsruher 1-0, Bayern Monaco 3-2, Amburgo 1-0, Borussia Mönchengladbach 3-1, Kaiserslautern 1-0, Hertha Berlino 2-1, Schalke 04 2-1) e cinque sconfitte (Amburgo 1-3, Stoccarda 0-2, Bayer Leverkusen 0-2, ancora Amburgo 1-2 
e Colonia 1-2); per la cronaca, Colonia e Karlsruher hanno alzato al cielo 
le due coppe.



Certo, il sogno a breve termine del ragazzo resta quello di regalare un’ultima soddisfazione alle persone che gli hanno dato tanta fiducia durante il triennio vissuto in una delle squadre più titolate della Danimarca, nel tentativo di ripetere l’invidiabile exploit della scorsa stagione, in cui le compagini Under 19 e Under 17 gialloblu si aggiudicarono entrambe il titolo nazionale nelle rispettive categorie d’appartenenza, anche grazie al suo prezioso contributo. Nello schieramento proposto dall’allenatore John Ranum Jensen per affrontare l’U-17 Ligaen attualmente ferma ai box, Højbjerg è al contempo 

il termometro ed il cervello di un 4-3-3 flessibile, in cui giostra a seconda 
delle esigenze sia da mezz’ala avanzata al pari di Andrew Hjulsager che da metronomo in cabina di regia, surrogato dai polmoni di Oskar Tranberg ed abile direttore d’orchestra nel fornire al resto della truppa le coordinate giuste per assumere le posizioni di un 4-2-3-1 più accorto, sovrintendendo a distanza l’elastico creato dagli esterni offensivi Benjamin Severinsen e Mikkel Jensen 
in appoggio all’attaccante di turno, il bomber Daniel Holm o il valido sostituto Mathias Andersen. Al momento, il vero tallone d’achille dell’impianto pare essere proprio il distratto pacchetto arretrato, vittima di frequenti amnesie negli elementi posti ai fianchi del centrale Andreas Christensen (classe 1996), un marcantonio vicino al metro e novanta d’altezza che la scorsa settimana ha trovato a sua volta un accordo con il Chelsea per svincolarsi 
in estate, vanificando le avances di Aston Villa e Manchester City.

Dopo aver saltato l’amaro vernissage in casa del FC Nordsjælland (1-2 il risultato) per un leggero infortunio alla caviglia ed altre due partite del girone d’andata alla luce delle convocazioni da fuori età con il Brøndby U-19 

(dove forma saltuariamente un’affidabile diga impiantata nel settore nevralgico con Patrick Olsen), Pierre si è ripreso con autorità le chiavi del centrocampo, firmando il tabellino dei marcatori per cinque volte (distribuite in otto apparizioni totali) tra il 20 agosto ed il 23 novembre 2011, giorno in cui gli emissari del Bayern Monaco, mandati in avanscoperta oltre confine, 
si sono letteralmente invaghiti di lui allorquando è stato in grado di dominare quasi da solo lo scontro al vertice sul campo del FC København, con una doppietta di pregevole fattura ed un assist per Andersen a suggellare un verdetto inequivocabile (5-2). Il successo ha permesso ai campioni in carica 
di balzare al secondo posto in graduatoria, a due lunghezze di svantaggio dall’AGF/Viby, congelando le ostilità per l’inverno incombente, prima di riprendere il prossimo 10 marzo con la trasferta ad Esbjerg, liquidato sette mesi fa da un sonoro 3-0: la caccia alla capolista è tutt’altro che chiusa…


nome: MARTIN 
cognome: RØNNING OVENSTAD 

data di nascita: 18 aprile 1994 
luogo di nascita: Lier [Buskerud - NORVEGIA] 

ruolo: CENTROCAMPISTA OFFENSIVO 
piede preferito: destro 

Altezza: 182 cm 
Peso: 69 kg

Squadra attuale: STRØMSGODSET IF [Tippeligæn] 
Numero di maglia: # 18

In questo nostro breve itinerario nei meandri più gelidi del calcio europeo, 
attraversiamo idealmente le acque dello Skagerrak per lasciarci alle spalle 
lo Jutland e sbarcare alfine sulla Penisola Scandinava, più precisamente a Gulskogen (Norvegia), un piccolo borgo della città di Drammen, ad una quarantina di chilometri dalla capitale Oslo. Sarà questa nel prossimo biennio la nuova casa di Martin Rønning Ovenstad, talentuoso esterno offensivo 
di sinistra non ancora maggiorenne, acquistato dallo Strømsgodset nell’inverno 2011 nonostante una nutrita e ben più altisonante concorrenza. 
Il ragazzo, infatti, era da mesi sul taccuino di società straniere del calibro di Borussia Dortmund, Friburgo e Twente (la prima ad accorgersi del suo potenziale), con Juventus e Tottenham ad abbozzare timidi e poco convinti sondaggi esplorativi, ma a quanto pare le sagge parole del tecnico biancoblu Ronny Deila si sono rivelate decisive per una scelta condivisibile, ossia quella di affermarsi completamente in patria per poi magari raccogliere la sfida professionale di un campionato più ostico in un prossimo futuro, previo consenso del prudente papà Tom Erik; d’altronde, la carta d’identità 
è tutta dalla sua parte, e non sempre la fretta è sinonimo di successo.

Ad ogni modo, stando alle elucubrazioni dei media beninformati, dietro l’operazione si celerebbe la longa manus del succitato club olandese, lungimirante nel strappare un’opzione sull’avvenire consentendogli intanto 

di completare il proprio excursus formativo nel suo habitat naturale, piuttosto che forzarlo ad adattarsi in una realtà completamente diversa, forse memore della breve esperienza nei Paesi Bassi del coetaneo Jens Marius Kolseth, presunta “next big thing” dell’Academy di Enschede snidata nel 2010 dall’ovile del Vålerenga IF grazie alla segnalazione dell’osservatore Hallvar Thoresen (prolifico trequartista di Twente e PSV Eindhoven tra il 1976 ed il 1988; i cinefili lo ricorderanno nel cast di “calciAttori” per il film Fuga Per La Vittoria nel ruolo di Gunnar Hilsson, intento a sfidare i nazisti al fianco di Pelé, Bobby Moore, Osvaldo Ardiles, Paul Van Himst e... Sylvester Stallone) e frenata dalla nostalgia e dalle barriere linguistiche, con tanto di recente ritorno in patria 
per riannodare i fili della carriera allo Stabæk, trampolino di lancio per un altro ragazzotto di belle speranze, Herman Stengel. Staremo a vedere… 




Martin è infatti abituato ad esprimersi in un contesto familiare, dal momento che le tappe del suo acerbo tragitto ruotano tutte attorno alla natia contea meridionale di Buskerud: mossi i primi passi nel Liungen IF, espressione polisportiva della pittoresca cittadina di Lier, sulla coda del 2009 si trasferisce nella limitrofa Mjøndalen per rinforzare il neopromosso club locale, impelagato nelle serie inferiori benché possa ostentare una discreta tradizione passata, frutto di una bacheca impreziosita da tre coppe nazionali (1933 – 1934 – 1937) ed una serie di fugaci comparse nelle competizioni europee 
(una vittoria e cinque sconfitte il bilancio storico, per un poco lusinghiero 3-29 di aggregate nelle sei partite contro Cardiff City, Bayern Monaco e Werder Brema disputate nell’arco temporale che intercorse tra il 1969 ed il 1987).

È il 25 aprile 2010, quarta giornata dell’Adeccoligaen 2010 (seconda divisione nazionale), una data da circoletto rosso nel calendario personale: l’esperto centrocampista titolare Pål Christian Alsaker è costretto a scontare una squalifica per l’espulsione rimediata col Fredrikstad (al sessantaduesimo minuto di un 3-3 pirotecnico) nel turno precedente, sicché sul prato spelacchiato del rustico Nedre Eiker Stadion si scorge un’inconsueta sagoma dai capelli fulvi e con la maglia numero 16 ad agghindarne la snella corporatura, al fianco del generoso mediano scuola-Hønefoss Christian Smerud. Eh sì, perché Rønning Ovenstad nasce tatticamente come incursore centrale della seconda linea, interno dinamico con licenza d’offendere in un 4-4-2 sui generis, alla bisogna mezz’ala di sfondamento duttile e fantasiosa,

sui lati di un fulcro bloccato in uno spartito improntato sul 4-3-3, per quanto sufficientemente disciplinata in situazioni di non possesso; è cosi che il coach-player Vegard Hansen preferisce impiegarlo all’inizio, centellinandone 
con equilibrio l’innesto in Prima Squadra. Archiviato l’esordio con un brutto risultato (1-3 di un Moss corsaro, noncurante dell’illusorio graffio dagli undici metri di Abdurahim Laajab), il carniere del misconosciuto baby-debuttante si arricchisce nei mesi successivi di ulteriori sei apparizioni sul rettangolo verde, spesso da subentrante, mentre i Brun/Hvit concludono il loro cammino al decimo posto della graduatoria finale, salvandosi con qualche affanno dalla retrocessione in 2. Divisjon, in virtù della non abituale vena realizzativa 
di Eirik Midtgarden. 





La vera svolta per Martin si rivelerà essere la stagione successiva, in cui 
il mister (ritiratosi, nel frattempo, dall’attività agonistica) si convince nel sperimentarne le peculiarità schierandolo in posizione più defilata, sull’out mancino di un centrocampo a quattro o, più raramente, da esterno sullo stesso lato di un tridente d’attacco. Le risposte non tardano ad arrivare, oltrepassando addirittura ogni più rosea previsione: dopo aver optato per la maglia numero 11, Rønning Ovenstad si impossessa con sublime incoscienza della fascia sinistra del Mjøndalen IF, imperversando con fughe veloci e serpentine, corredate da finte e vezzosi ma quasi mai gratuiti doppi passi ai danni degli avversari, incaricandosi vieppiù di battere spesso e volentieri i calci piazzati a favore col suo morbido destro a giro, una necessaria alternativa al mancino calibrato di Joachim Olsen. Il suo scorrazzare sulla prediletta banda di competenza lo porta sovente ad accentrarsi alla ricerca dell’uno-due con i compagni o di una conclusione vincente dal limite dell’area di rigore, ma ciò non ne pregiudica affatto la predisposizione a mettersi al servizio del collettivo. Ragionando in tal senso, e pur pigiando con forza sul pedale della prudenza per evitare paragoni inutilmente azzardati, in futuro si potrebbe avviare il suo sviluppo tattico da mezz’ala completa alla stregua della leggenda nazionale Øyvind Leonhardsen, fatta la doverosa tara di una minore poliedricità 
ed intelligenza posizionale di base.

Nel 2011, dunque, l’estroso laterale conquista i favori dei tifosi e soprattutto 

i galloni di pedina imprescindibile, ispirando la rimonta casalinga nel secondo impegno ufficiale contro il Nybergsund-Trysil (5-2) e corroborando con gli assist per Olsen e Bjarne K. Ingebretsen il 4-2 al Sandefjord due settimane più tardi (25 aprile, giorno evidentemente a lui caro). Saranno appunto i passaggi smarcanti (otto complessivi) inanellati lungo il corso delle 29 presenze in 1. Divisjon a rappresentare la cartina di tornasole di un rendimento da applausi, esibizioni in cui il movimento a rientrare sul piede forte per crossare col goniometro e rifornire gli attaccanti diviene un autentico marchio di fabbrica degli schemi mandati a memoria in allenamento. Non a caso il centravanti-boa di origini montenegrine Petar Rnkovic, beneficiario principe dei traversoni di Martin, raggiunge per la prima volta in carriera il traguardo della doppia cifra nella categoria, smentendo ogni scetticismo sul proprio conto. Come se non bastasse, l’intraprendenza del giovane neo-beniamino autoctono viene premiata da due reti da opportunista messe a segno ai danni di Sandnes Ulf (2-1, 16 maggio: sfrutta un’incomprensione tra il portiere Thomas Haugland e l'attempato svedese-colombiano Edier Frejd, vittime involontarie di un comico scontro alla ricerca della sfera, per depositare nella porta sguarnita) e Hønefoss (2-2, 19 giugno: lancio dalla destra di Kristian Høvring e zuccata a schiacciare in controtempo che s’insacca sul palo vicino, 
con la complicità dell’estremo difensore Steven Thomas Clark), per ironia 
della sorte le compagini che a fine stagione saranno promosse in Tippeligaen. 
La casella raggiunta in classifica dal Mjøndalen sarà ancora una volta 
la decima, ma il più giovane nome a far capolino nella formazione-tipo 
del campionato è proprio il suo:

TOP 11 ADECCOLIGÆN 2011
(modulo 4-4-2)

Lars Cramer (1991 – Asker FH, in prestito dal Strømsgodset) 


Ruben Kenneth Brandal (1990 – IL Hødd)
Steffen Moltu (1986 – IL Hødd)
Per Verner Rønning (1983 – Bodø/Glimt, finito in agosto al Rosenborg)
Kristian Brix (1990 – Sandefjord) 


Ebrima Sohna (Gambia, 1988 – Sandefjord)
Emil Dahle (1990 – HamKam)
Kazeem Ahmed (Nigeria, 1989 – IL Hødd)
Martin Rønning Ovenstad (1994 – Mjøndalen IF) 


Vegard Braaten (1987 – Alta IF)
Kevin Bosse Elie Beugre (Costa d'Avorio, 1992 – Hønefoss)


Elemento cardine delle selezioni giovanili nazionali, Rønning Ovenstad è balzato agli onori delle cronache da capocannoniere ex-aequo con il franco-egiziano Abdallah Yaisien durante l’Elite Round valevole per gli Europei Under 17 – Serbia 2011, allorquando la Norvegia è stata costretta ad inchinarsi alla dura legge della differenza-reti nel Gruppo 6 avuto luogo 

in terra transalpina. Seppellita la Bielorussia con un sonoro 5-1 nella Val de Chézine, Saint Herblain (25 marzo: tripletta per Martin, realizzata tra il 36’ 
ed il 56’), gli sfortunati giocatori selezionati dal CT Øivind Nilsen hanno imposto il pareggio ai padroni di casa (2-2) e piegato in scioltezza la Georgia 
(29 marzo, 4-0: doppiette di Sharesh Ahmadi ed Ovenstad, in condizione psico-fisica straripante) nello scenario dello Stade Marcel Saupin di Nantes, ma tutto ciò non è bastato per ottenere il pass in vista della Fase Finale. Promosso con merito nell’Under 19 da Knut Thorbjørn Eggen, la neo-speranza dello Strømsgodset concentrerà i propri sforzi per vendicarsi sportivamente dei Blues tra il 25 ed il 30 maggio 2012, in una settimana in cui i Norges dovranno mostrarsi all’altezza di un girone di ferro nella Fase Elite completato da Francia, Olanda e Repubblica Ceca, vice-campione in carica 
e Paese ospitante dell’evento.

Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'

sabato 6 novembre 2010

Paisà: DIEGO ARMANDO CONTENTO (1990)


Alla scoperta degli italo-tedeschi
in giro per l'Europa


Nato a Monaco di Baviera il 1° maggio 1990
da una famiglia di origini napoletane,
ha un nome che è tutto un programma:  i coniugi Contento,
estasiati dalle gesta del fuoriclasse argentino Maradona
che in quel maggio ’90 conduceva i partenopei al secondo,
storico scudetto in Italia, ebbero la brillante idea di battezzare il nascituro
con quel nome beneaugurante e al tempo stesso leggendario. 

Il piccolo Diego decide di seguire le orme dei fratelli Vincenzo e Domenico,
sfortunati protagonisti nelle giovanili del Bayern,
e viene iscritto alla scuola calcio bavarese il 1° agosto 1995.

Il 24 novembre 2007 debutta con l’Under 19 nella prima giornata
della A-Junioren Bundesliga Süd/Südwest, pareggiando 2-2
sul campo dei pari età dell’Hoffenheim.
In quella stagione mette insieme altre 15 partite, siglando due gol
in due partite consecutive: gol del 6-0 al 40’ nel clamoroso
9-1 al Kaiserslautern il 1° giugno 2008, e terza rete nel 2-5
sul campo del SC Freiburg al sessantasettesimo minuto una settimana dopo.

La stagione successiva esordisce nei professionisti in Regionalliga con la seconda squadra dei bavaresi, segnando nel 2-0 rifilato a domicilio ai Kickers Emden al 16’, 16 dicembre 2008. Altra realizzazione sul campo del Carl Zeiss Jena il 1° marzo 2009 (sblocca il punteggio all’ 82’ prima che Thomas Müllersancisca il definitivo 0-2) e 11 match disputati in totale,
con ulteriori 13 presenze con l’Under 19 (e 3 gol).

L’anno scorso Louis Van Gaal decide di aggregarlo alla Prima Squadra,
avendo notato le belle prestazioni con il Bayern II in Regionalliga, arrivando addirittura ad esordire in Champions League lo scorso 17 febbraio, andata degli ottavi di finale contro la Fiorentina. Nessun timore reverenziale per l’allora ancora 19enne Diego, che si è subito integrato con i compagni e ha coperto con disciplina e personalità la fascia sinistra
della linea difensiva bavarese.  

Dopo quella positiva serata, contribuisce con 9 presenze in campionato
(esordio in Bundesliga: 20 febbraio 2010, titolare nell’1-1
in casa del Norimberga alla ventitreesima giornata)
e 2 in DFB Pokal alla splendida stagione del Bayern Monaco,
dominatore nel 2009-2010 in Germania e finalista nella Champions League
 contro l’Inter del devastante bomber argentino Diego Milito; Contento non scende in campo a Madrid, ma è presente in tutti i 180’ delle semifinali di andata e ritorno vinte contro il Lione di Claude Puel (1-0 e 3-0).

Diego Armando ha le idee chiare sul suo futuro, animate da quel senso d’appartenenza alla terra d’origine dei genitori: un mese fa, infatti, ha rifiutato la convocazione nell’Under 21 tedesca per non precludersi la possibilità di vestire la maglia azzurra.

Vanta comunque 4 presenze nella Germania Under 20 (tutte in partite amichevoli):

9 ottobre 2009 - CT Horst Hrubesch
SVIZZERA-GERMANIA 3-2 (gioca 90 minuti)

13 novembre 2009 - CT Horst Hrubesch
GERMANIA-AUSTRIA 2-2 (entra al 46’ per Jantschke)

8 dicembre 2009 - CT Stefan Böger
ITALIA-GERMANIA 1-4
(gioca 79 minuti contro gli uomini di Francesco Rocca)

3 marzo 2010 – CT Ralf Minge
GERMANIA-SVIZZERA 1-1 (gioca 90 minuti)

Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'

giovedì 4 novembre 2010

Paisà: ROBERTO SORIANO (1991)


Alla scoperta degli italo-tedeschi
in giro per l'Europa


Nato a Darmstadt (Assia) l’8 febbraio 1991
da genitori originari dell’avellinese
(Sperone, paesino di poco meno di 4.000 anime),
emigrati in Germania in cerca di fortuna. 

Nel 2006 si fa notare dai talent-scout del Bayern Monaco, dove compie tutta la trafila Jugend. Nella stagione 2007-08 esordisce alla terza giornata
della A-Junioren Bundesliga Süd/Südwest: 28 ottobre 2007, sul campo dell’Offenburger FV subentra all’81’ per il Bayern Monaco Under-19, con la squadra sotto di un gol, e pareggia dopo soli due minuti, prima che il compagno Thomas Müller all’ 86’ firmi il definitivo 1-2.
Un fastidioso infortunio lo tiene lontano dai campi di gioco per un anno e riesce a tornare in campo solo nel 2007-2008,
annata in cui colleziona 12 presenze complessive (con gol siglato, sempre in trasferta, nello 0-2 rifilato al 1.FSV Mainz il 15 novembre 2008, 44’ minuto prima del raddoppio di Kakoko).

Nel gennaio 2009 la lungimirante Sampdoria lo porta in Italia a titolo definitivo, parcheggiandolo per sei mesi nella squadra Primavera.
Dopo esser stato convocato per l’ultima giornata di Serie A (2-2 col Palermo), l’anno successivo è aggregato in Prima Squadra, ma non entra mai in campo.


Da questa stagione arriva in prestito all’Empoli di mister Alfredo Aglietti,
nell’ambito dell’operazione che ha permesso ai blucerchiati
di aggiudicarsi l'intero cartellino di Nicola Pozzi.
Il suo debutto avviene nel Ferragosto 2010, Empoli-Reggiana 4-1
al Carlo Castellani valevole per la Coppa Italia,
mandato in campo al 75’ per sostituire Musacci.

Centrocampista centrale di buona tecnica e grande personalità, fisico ben sviluppato (182 x 76), il suo nome finì sul taccuino di diversi osservatori quando era ancora in Germania, specie in virtù delle convincenti prestazioni da tuttofare della mediana bavarese nella Youth Cup 2008 in Malesia.

Vanta 25 presenze totali nelle varie selezioni under azzurre
(17 – 18 – 19 – 21); Casiraghi lo ha fatto esordire nell’Under 21 il 4 settembre 2009, gettandolo nella mischia all’83 (fuori Bolzoni) nella sconfitta 1-2 contro il Galles a Cardiff, partita valevole per le qualificazioni agli Europei 2011.
Il primo gol è arrivato il 17 novembre dello stesso anno, raddoppiando  il vantaggio siglato da Antonino Barillà nel comodo 4-0 rifilato a domicilio al Lussemburgo, bissato il 3 settembre 2010 nella vittoriosa trasferta in Bosnia Herzegovina a Grbavica (0-1, decisivo al 75’).
Nella stagione 2011-12 ritorna alla Sampdoria, appena retrocessa in Serie B.


Marco Oliva per FUTBOLANDIA DREAMIN'